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null (ptn) Montecchio, sabato l’inaugurazione all’Amat della mostra dell’artista Lucia Mirlach “Volumi vivi – Oltre il corpo”

(ptn) Montecchio, sabato l’inaugurazione all’Amat della mostra dell’artista Lucia Mirlach “Volumi vivi – Oltre il corpo”


25 agosto 2026
LOCANDINA MOSTRA

TERNI – 25 AGO – Sarà inaugurata sabato prossimo, 29 agosto alle 18.00, all’Antiquarium museo archeologico di Tenaglie (Amat) di Montecchio, la mostra “Volumi vivi – Oltre il corpo” di Lucia Mirlach. Ne dà notizia l’amministrazione comunale che sottolinea il valore culturale dell’iniziativa e il prosieguo delle collaborazioni internazionali all’Amat con il progetto legato all’arte contemporanea, “appuntamento – sottolinea il Comune - ormai annuale iniziato nel 2021 e che vede tra i partner anche l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, per la realizzazione di mostre, perfomance artistiche e progetti interdisciplinari che coinvolgono studenti, docenti, ricercatori e artisti.

L’obiettivo – spiega sempre una nota dell’amministrazione - è sviluppare programmi comuni finalizzati alla realizzazione di studi, pubblicazioni, mostre e simposi che riguardano non solo il modo dell’arte antica ma anche quella contemporanea”. Di seguito il resto del comunicato. “Montecchio quindi non solo un piccolo gioiello ricco di arte e archeologia ma anche punto di riferimento nel territorio orvietano e tuderte per l’arte contemporanea, anche grazie alla presenza nel suo territorio di importanti artisti internazionali.

Una nuova mostra invade anche questo anno il museo archeologico con un intervento site-specific dal titolo “Volumi Vivi – Oltre il corpo”, realizzato da un’artista tedesca, Lucia Mirlach, ispirata dai reperti provenienti dalle tombe dell’antichissima necropoli del Vallone di San Lorenzo a Montecchio. La mostra di Lucia Mirlach, organizzata dall’associazione Acqua in collaborazione con il comune di Montecchio e con l’artista Res Ingold, si inserisce nel ciclo di mostre di arte contemporanea all’interno dell’Amat iniziato nel 2021 con la mostra di Nina Alverdes. Le opere dell’artista partono dalle tracce dell’antica comunità di Montecchio, consistenti negli oggetti ritrovati all’interno delle loro tombe, scoperte nella necropoli del Vallone di San Lorenzo, portando la loro cultura direttamente nel presente.

I corpi vengono plasmati, registrati dalla luce o sottratti alla gravità attraverso il bronzo. Gli oggetti personali conservano tracce, vengono portati avanti e diventano parte di nuove storie. Nascono così incontri tra corpo e materia, presenza e assenza, conservazione e trasformazione. Non si tratta soltanto di ciò che rimane, ma anche di ciò che cambia, viene trasmesso e acquisisce nuovi significati. L’archeologia rivolge lo sguardo al passato – e proprio per questo può cambiare il nostro modo di guardare il presente.

Perché le domande che forse preferiremmo evitare parlano, in fondo, della vita: Che cosa è importante per noi? Che cosa trasmettiamo agli altri? Quali tracce lasciamo – e che cosa, un giorno, racconterà una storia su di noi? La mostra espone sculture in terracotta o bronzo, oggetti, filmati e foto inedite, affiancando e dialogando con gli oggetti esposti nel museo. Le opere non mostrano il corpo come superficie, ma come volume. A diventare visibile non è il corpo stesso, bensì lo spazio che ha occupato per un istante. Separate dal corpo, le forme appaiono al tempo stesso come frammenti, forme cave e recipienti. Accanto agli antichi reperti, i suoi frammenti corporei in ceramica appaiono essi stessi come involucri: spazi visibili di un corpo che non è più presente. Gli oggetti archeologici conservano tracce materiali di persone vissute nel passato.

L’installazione si interroga su ciò che non può essere conservato, e che tuttavia continua a vivere nella memoria. Attraverso il loro nuovo uso, gli oggetti non vengono conservati, ma continuano a essere indossati e vissuti. Passato e presente si incontrano nella stessa materia. Per l’occasione interverranno Federico Gori, Sindaco di Montecchio, Res Ingold, artista già docente presso l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera e Stefano Spiganti, archeologo dell’Associazione Acqua”.  (ptn/red 317/26)
 

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