(ptn) Fauna selvatica, la Provincia scrive a Regione e Atc 3: “riconoscere alla Polizia provinciale i poteri di coordinamento previsti per legge”; Bandecchi: “mentre i cinghiali sono emergenza reale, i costi di gestione aumentano ma vengono scaricati sui cacciatori”
(ptn) Fauna selvatica, la Provincia scrive a Regione e Atc 3: “riconoscere alla Polizia provinciale i poteri di coordinamento previsti per legge”; Bandecchi: “mentre i cinghiali sono emergenza reale, i costi di gestione aumentano ma vengono scaricati sui cacciatori”
(ptn) Fauna selvatica, la Provincia scrive a Regione e Atc 3: “riconoscere alla Polizia provinciale i poteri di coordinamento previsti per legge”; Bandecchi: “mentre i cinghiali sono emergenza reale, i costi di gestione aumentano ma vengono scaricati sui cacciatori”

TERNI – 12 MAG – L’amministrazione provinciale ha inviato una lettera alla Regione e all’Ambito territoriale di caccia (Atc) n. 3 in merito al controllo faunistico sul territorio per il contenimento dei cinghiali e di altri nocivi. Nella lettera, a firma del Comandante della Polizia provinciale, si chiede che venga riconosciuto alla Polizia stessa, e reso effettivo, il ruolo di coordinamento delle operazioni che è espressamente previsto dalla legge 11 febbraio 1992 n. 157 secondo la quale le Regioni provvedono al controllo della fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, mediante l’attuazione di specifici piani, demandandone l’esecuzione a soggetti individuati e sotto il coordinamento della Polizia provinciale.
Tutto ciò, si specifica nella lettera, nell’esclusivo interesse di garantire sicurezza generale durante gli interventi e tutelare i cacciatori che volontariamente operano sul territorio. Il Presidente Stefano Bandecchi, a tale proposito, sottolinea che “il ruolo della Polizia provinciale è fondamentale nell’attività di coordinamento, vigilanza e controllo. Tutti gli interventi – ricorda – devono essere coordinati solo ed esclusivamente dagli agenti della Polizia provinciale. Mentre l’emergenza cinghiali è reale – fa notare - i costi di gestione del settore venatorio vengono scaricati inesorabilmente dalla Regione sui cacciatori. Ne sono un esempio l’aumento delle quote Atc e la spesa per le fascette inamovibili per marcare i cinghiali abbattuti durante le attività di controllo e selezione”.
Ad ulteriore sostegno di questa posizione, la lettera sottolinea anche l’ordinanza n. 1/2026 del Commissario straordinario alla peste suina africana dove si conferma il ruolo della Polizia provinciale quale soggetto deputato alle funzioni di coordinamento, vigilanza e controllo delle attività di gestione e contenimento della fauna selvatica, con particolare riferimento all’impiego di armi da fuoco e ad attività che si svolgono in contesti complessi e caratterizzati da elevati profili di rischio, a maggior ragione nelle attività notturne.
“La mancanza di un effettivo coordinamento da parte dell’autorità competente – si ricorda nella missiva - può determinare una carenza dei presupposti organizzativi e procedurali richiesti dalla normativa vigente, tale da rendere l’operazione di controllo con armi non conforme alle disposizioni di legge e, pertanto, suscettibile di essere qualificata come attività svolta in condizioni di irregolarità o illiceità sotto il profilo amministrativo e della sicurezza”. Sempre nella lettera si evidenzia quindi che “la Polizia provinciale non può assumere responsabilità per attività di controllo che non siano state preventivamente comunicate, concordate e coordinate dalla medesima struttura, non potendo esercitare le proprie funzioni di vigilanza, verifica e gestione del rischio in assenza delle informazioni e delle condizioni organizzative necessarie.
Gli interventi di contenimento dei cinghiale e di altre specie possono svolgersi nell’arco delle 24 ore oltre che sul territorio venabile, nelle zone vietate alla caccia, nei parchi, in prossimità di aree antropizzate, infrastrutture viarie, fondi agricoli e centri abitati, nonché in ambito urbano o periurbano. Risulta pertanto particolarmente rilevante – si sostiene - la necessità di un effettivo coordinamento da parte della Polizia provinciale, anche ai fini della sicurezza pubblica”.
“Secondo la normativa – scrive sempre la Provincia - le Regioni attuano specifici piani, demandandone l’esecuzione a soggetti individuati e sotto il coordinamento della Polizia provinciale. Ne consegue che attività di controllo faunistico non preventivamente sottoposte al coordinamento della Polizia provinciale determinano la carenza del presupposto organizzativo necessario per l’esercizio dei poteri di controllo e, conseguentemente, escludono la possibilità di imputare alla medesima struttura responsabilità.
Risulta pertanto necessario – si puntualizza - che per lo svolgimento di tutte le attività di controllo sia esplicitamente richiamato il ruolo di coordinamento della Polizia provinciale e l’obbligo di preventiva comunicazione alla stessa Polizia degli interventi ai fini del coordinamento e non ai meri fini informativi (solo quale organo di vigilanza). Sia inoltre effettivamente operativo l’invio di tali comunicazioni, di norma almeno 48 ore prima rispetto all’esecuzione degli interventi, complete degli elementi necessari a svolgere le valutazioni del caso specifico e si concretizzi il rispetto delle indicazioni e delle prescrizioni impartite dalla Polizia provinciale.
A seguito delle comunicazioni pervenute – si precisa nella lettera - la Polizia provinciale si attiverà al fine di effettuare, se necessario, verifiche e sopralluoghi preventivi sui luoghi di intervento, condurrà una preventiva analisi dei possibili conflitti operativi derivanti dalla contemporanea presenza di interventi riferiti a specie diverse o autorizzati a soggetti differenti, valuterà le possibili interferenze tra metodi operativi diversi ai fini della sicurezza e del corretto coordinamento delle attività, con particolare riferimento agli interventi previsti nei piani straordinari di controllo della specie cinghiale. Tutti gli interventi – conclude la lettera - che dovessero essere svolti senza il passaggio preventivo attraverso la Polizia provinciale, saranno da considerarsi non coordinati e quindi mancanti di un elemento di legittimazione”. (ptn/red 181/26)