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Le
Edizioni della Provincia |
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Il
Servizio
politiche
culturali e della comunicazione
ha avviato una collana
editoriale dedicata ai beni culturali cosiddetti
"minori" del territorio della Provincia di Terni.
Svariati sono gli argomenti presi in considerazione: arte,
archeologia e archeologia industriale, civiltà contadina,
architettura, paleontologia, beni naturali e paesaggistici,
folklore e tradizioni, pratiche religiose, storia orale e del
lavoro.
Questi
i titoli finora pubblicati : |
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Provincia
di Terni, Comune di Guardea, Club di Budapest Italia,
Identità locale e orizzonti universali, Guardea e
l’arco della coscienza planetaria, pp. 159, Arti
grafiche Celori, Terni, 2001, s.i.p.
Volume
dedicato all’Arco della coscienza planetaria
realizzato, in travertino, a Guardea con pietre
provenienti da ogni angolo del mondo. L’idea è
scaturita da un’iniziativa dalla sezione italiana del
Club di Budapest, associazione culturale e scientifica
transnazionale che ha a cuore l’armonia tra essere e
natura, il rispetto del legame interdipendente che tutto
e tutti lega nonché la consapevolezza del ruolo e delle
responsabilità umane in una realtà in profonda
trasformazione. Testi di Aleandro Tommasi, sofrologo e
presidente del Club di Budapest Italia, Ervin Laszlo,
Oliviero Beha, Francesco Bussetti. Il testo oltre ad
ospitare il Manifesto per la coscienza planetaria,
scritto da Laszlo in collaborazione con S.S. il XIV
Dalai Lama, raccoglie le lettere, provenienti dai vari
paesi, di entusiastica risposta alla richiesta di far
pervenire a Guardea una pietra particolarmente
significativa come contributo alla creazione
dell’arco. Il libro risulta così un’opera corale,
scritta a più mani e a più voci. Ricco di raffinate
illustrazioni e con un accurato repertorio di citazioni.
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Claudio
Bizzarri, Claudia Giontella, Roberto Nini, Marco Santi,
Come in alto, così in basso. Segreti e rivelazioni del
sottosuolo nella rupe di Orvieto ed in provincia di
Terni, pp. 63, tredicesimo libro della collana
“Conoscere e sapere”, Provincia di Terni, 2002
Da
sempre il mondo sotterraneo stimola la nostra curiosità.
Viviamo in superficie ma continuamente attratti dalla
profondità. Questo catalogo cerca di fornire una
risposta alla nostra immaginazione, nel senso che è
tutto proiettato al rinvenimento e alla disamina di un
mondo parallelo, formato da grotte, cunicoli, passaggi
segreti e intricati, al di sotto di Orvieto, Amelia,
Narni, Terni. Un viaggio nel sottosuolo, alla ricerca di
usanze, tradizione, storia. Claudio Bizzarri si cala
nelle cavità tufacee orvietane recuperando anche
editti, bolle, detti popolari e avventurandosi in una
ricognizione, com’egli stesso dice, fra rigore
scientifico e sfrenata fantasia. Come lui, Marco Santi,
Roberto Nini e Claudia Giontella perlustrano,
rispettivamente, i sotterranei amerini, narnesi, ternani
alla ricerca di curiosità e testimonianze. Ed ecco,
quindi, riaffiorare dall’oscurità cisterne, ingegnosi
sistemi idraulici, raffinati complessi di comunicazione
e, ancora, secrete dell’inquisizione ecclesiastica (ex
chiesa di Santa Maria Maggiore, a Narni) e rifugi
antiarei risalenti alla seconda guerra mondiale.
Un’occasione per apprezzare maggiormente la ricchezza
e la varietà dei beni culturali della provincia ternana.
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Le
opere e i santi. Tradizione
alimentare e festività rituale in
provincia di Terni, a cura di
Giancarlo Baronti, pp. 159,
Provincia di Terni, 1999
Indagine
sul rapporto tra alimentazione
quotidiana e alimentazione festiva
nell’area nordoccidentale della
provincia ternana (Poggiovalle,
Fabro, Monteleone d’Orvieto) e
nella zona di Ferentillo. Oltre a
contenere numerose immagini, il
libro rivela per la prima volta le
ricette originali di svariati
piatti caratteristici |
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Saltando
sui fuochi, volando sui fiori. Feste e usanze popolari
in provincia di Terni, a cura di Monica Petronio, pp.
332, Provincia di Terni, 1999
Il
primo censimento,
commentato, di quasi duemila feste
popolari in 33 comuni e 143 tra
frazioni e piccole località
sparse nel territorio
provinciale. Con una ricca
documentazione fotografica e
uno studio sul significato
delle ricorrenze patronali. |
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La
centrale di Galleto. La memoria del lavoro e l’immagine del
monumento, a cura di Michele Giorgini, pp. 28, Provincia di Terni, 1998.
Catalogo
ragionato delle immagini d’epoca acquisite dalla
Provincia che documentano le varie fasi della
costruzione della centrale
di Galleto, realizzata tra il 1924 e il 1927
divenuta nel 1932 la più grande unità
idroelettrica d’Europa. Una delle più
importanti testimonianze di archeologia
industriale presenti nel territorio ternano.
Il
Museo Faina di Orvieto. Museo dei ragazzi. Un percorso
tra il gioco e la storia, pp. 32, Provincia di Terni,
1998.
Catalogo,
con illustrazioni originali di Emanuele Luzzati (una
ragazza e un ragazzo nella vita quotidiana degli
etruschi), che riporta le domande, con le risposte,
relative a diversi momenti della visita dell’omonimo
museo
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A.
Portelli, L’uccisione di Luigi Trastulli. Terni,
17 marzo 1949, la memoria e l’evento, pp. 62,
Provincia di Terni, 1999
In
ricordo dello storico, prematuramente scomparso,
Gianfranco Canali. Riedizione di un saggio di
Alessandro Portelli pubblicato per la prima volta
nel 1980 e considerato uno dei più importanti
contributi metodologici alla storia orale. Il libro,
attraverso le voci di testimoni, ricostruisce i
fatti che, il 17 marzo 1949, portarono
all’uccisione dell’operaio Luigi Trastulli nel
corso di una manifestazione contro il Patto
Atlantico.
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AA.VV.,
Piermatteo d'Amelia. Pittura in Umbria
meridionale fra Trecento e Cinquecento, pp.
444,
Ediart, Todi (Pg), 1996
Volume,
edito con il contributo della Provincia di
Terni, sull’artista
amerino chiamato nel 1479 a decorare la
volta della Cappella Sistina e autore della
celebre Annunciazione oggi al museo Isabella
Stewart Gardner di Boston.
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Il
fregio riapparso. Arduino Angelucci e le
decorazioni nel salone d’onore del Palazzo
del Governo di Terni (1936-1938), a cura di
Domenico Cialfi, pp. 28, Provincia di Terni,
1999
Catalogo
scaturito dal ritrovamento dei cartoni
eseguiti a mina e carboncino a grandezza
naturale nonché delle prove di colore e di
due bozzetti in scala, a matita e colorati a
pastello, delle decorazioni pittoriche del
fregio nel salone d’onore di Palazzo
Bazzani, attuale sede della Provincia di
Terni. L’autore dei lavori artistici fu il
pittore Arduino Angelucci (1901-1981),
reatino ma di formazione romana. Il libro
inquadra e fa conoscere il percorso dell’Angelucci
fornendo un’interessante chiave
interpretativa del fregio riapparso
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Le
macchine del santo.
Allegoria e tradizione nei
pugnaloni di Allerona, a
cura di Giancarlo Baronti,
collana “Conoscere e
sapere”, pp. 61, Provincia
di Terni, 2001.
Il
pugnalone è un carretto,
tipico di Allerona, non
motorizzato trainato,
durante la festa, dal
costruttore. Sul pianale,
nel cui centro è conficcato
un ramo frondoso adornato
con nastri, fiori e prodotti
tipici, vengono riprodotte,
con materiali naturali,
scene di vita rurale.
Immancabile è la presenza
di Sant’Isidoro che viene
raffigurato inginocchiato,
in preghiera, mentre un
angelo, in sua vece, ara i
campi aiutato da una coppia
di buoi. I pugnaloni sono
effettivamente le macchine
del santo nel senso che,
scaturendo da un’occasione
religiosa, mettono in moto
l’immaginario collettivo
consentendo l’avverarsi di
un evento in cui si confonde
il divario tra
rappresentazione e realtà.
Con il termine pugnaloni
vengono anche designati i
pungoli, gli attrezzi
agricoli, utilizzati
nell’aratura, a forma di
sottile bastone che
presentano a un’estremità
un raschietto e all’altra
un punteruolo. Questo
catalogo, il nono della
nostra collana, analizza il
rapporto tra tradizione e
attualità in un’area del
territorio ternano
contrassegnata, nonostante
gli inevitabili cambiamenti
epocali, da una forte
vocazione agricola.
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Giovanni
Spagnoli, Miro Virili,
Seduzioni naturali. Da Villa
Franchetti a Villalago. Le
orchidee spontanee nel parco
di Villalago di Piediluco,
Collana “Conoscere e
sapere”, pp. 111,
Provincia di Terni, 2002
Villa
Franchetti, cioè l’odierna
Villalago, rappresenta una
singolarità nell’ambito
del sistema antropico del
lago di Piediluco e della
Valnerina ternana. A
differenza di altre famiglie
nobili, che preferivano
edificare la propria dimora
nel centro storico, la
residenza dei Franchetti,
risalente alla fine del XIX
secolo, segna una rottura
con la tradizione divenendo
testimonianza di un
significativo cambiamento
economico e sociale. La
pubblicazione di questo
catalogo, attraverso un’attenta
rilettura effettuata dall’arch.
Miro Virili, restituisce
finalmente a Villalago di
Piediluco il valore e la
funzione che, sia dal punto
di vista storico-culturale
che turistico, le spettano
nel territorio della
provincia ternana. Ma non
basta. Il libro ospita,
infatti, una raffinatissima
ricerca condotta da Giovanni
Spagnoli sulle specie di
orchidee spontanee
riscontrate nel parco.
Perlustrando un’area
compresa tra nord, ovest,
sud e sudest, Spagnoli,
notaio appassionato di
botanica, ha trovato ed
esaminato una trentina di
tipi, oltre ad alcune forme
ibridogene, originate cioè
dall’incrocio tra varietà
diverse. Ne è scaturito uno
studio analitico e
particolareggiato che
indubbiamente può essere
inteso anche come preludio
ad un censimento
approfondito della flora di
tutto il complesso di
Villalago.
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Augusto Ciuffetti, Marcella Arca Petrucci, Tra mappe, catasti, cabrei. La rappresentazione del territorio e del paesaggio della provincia di Terni tra Settecento e Ottocento, pp. 48, collana "Conoscere e sapere", n. 14, Provincia di Terni, 2003
L'attenzione nei confronti della rappresentazione cartografica del paesaggio afferma in età moderna, nel XVII secolo, insieme alla nascita della filosofia della natura dando luogo ad una iconografia del paesaggio più oggettiva, libera dalle allegorie religiose e mitiche del medioevo. Nel XVIII secolo, grazie al progresso delle tecniche di rilevazione e di lettura del territorio, in Italia nasce il catasto geometrico particellare che, grazie alla misurazione geometrica del territorio, si configura come uno strumento utile per analizzare le trasformazioni del paesaggio rurale e urbano. E’ difficile ricondurre ad una prospettiva storica un territorio, come la provincia di Terni, dagli incerti confini, caratterizzato da un elevato grado di frammentazione e giunto ad una sostanziale unità ed autonomia amministrativa soltanto nel 1927, con l’unione dei circondari di Terni e Orvieto (senza i comuni di Città della Pieve, Paciano e Panicale) e l’inserimento di Baschi. In considerazione di questa evoluzione amministrativa, appare evidente come ognuno dei diversi territori costitutivi della provincia ternana abbia avuto, ed abbia, una propria caratterizzazione, con inevitabili riflessi anche in ambito paesaggistico. L'esame di mappe, cartografie catastali e cabrei, registri “figurati” dei possedimenti fondiari di un singolo proprietario, ha consentito ad Augusto Ciuffetti e Marcella Arca Petrucci di mettere in evidenza i radicali cambiamenti verificatisi nel corso degli ultimi due secoli e, insieme, le specificità delle diverse componenti locali.

AA.VV., Valle di antichi fuochi, pp. 80, collana "Conoscere e sapere", Provincia di Terni, s.i.p.
Ogni anno, nel mese di maggio, in alcune località nei pressi di Narni si svolgono processioni con particolari fiaccole, dette intusse, ricavate da tronchetti di carpino, ornello o leccio, tagliati il giorno stesso dell'occasione rituale. Non si tratta, come di primo acchito si potrebbe erroneamente essere indotti a supporre, di costruzioni estremamente semplici ma di realizzazioni assai complesse che richiedono la conoscenza di segreti tramandati di generazione in generazione. Le intusse rispondono ad un'arte giunta sino ai nostri giorni e sopravvissuta ancora ai repentini mutamenti di stili di vita e abitudini. Sono strumenti-metafore che consentono alla comunità di esprimersi, parlare di sé, riconfermare nel tempo la propria identità. Questo catalogo, il diciottesimo della collana "Conoscere e sapere", ne indaga l'elaborazione intrecciandola a storie di donne e uomini la cui quotidianità risulta fortemente legata a un preciso ambito territoriale.
Giancarlo Baronti, del Dipartimento Uomo e Territorio dell'Università degli Studi di Perugia, e Maria Luisa Giuliani, del Corso specialistico in Scienze antropologiche dello stesso ateneo, s'addentrano, muovendosi ognuno da una specifica angolazione, all'interno di rituali e situazioni che costituiscono, innanzitutto, una sorta di sfida individuale e collettiva con la natura. Se il primo, alla ricerca di similitudini e differenze, avanza raffronti tra diverse aree della regioni, la seconda, invece, si dedica più specificamente ad un'area che dal reatino si estende sino a Narni interessando, in particolare, le località di
Lugnola, Aguzzo, Vasciano, Schifanoia, Itieli, Sant'Urbano, Altrocanto, San Faustino e incentrando l'attenzione sulle dinamiche che agiscono all'interno dei festaroli e delle loro comunità. La pubblicazione è arricchita da rare immagini evocative di Luigi
Loretoni.
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Dal
decentramento alla autonomia. La Provincia
di Terni dal 1927 al 1997, a cura di Renato
Covino, pp. 349, Provincia di Terni, 1999
Ricerca,
particolarmente ampia e approfondita, sulle
motivazioni che hanno portato alla nascita,
il 12 gennaio 1927, della Provincia di Terni
e alla suia caratterizzazione sia
nell’ambito regionale che in quello
nazionale. Volume concepito a conclusione
delle celebrazioni per il settantesimo
anniversario dell’ente. Per la prima volta
vengono indagati e approfonditi gli elementi
storici, economici, sociali e artistici che
hanno profondamente inciso negli ultimi
settant’anni sulle diverse dinamiche di
una composita parte dell’Umbria che, più
di altre, ha direttamente vissuto
trasformazioni radicali come il passaggio
dall’industrializzazione a diversificati
scenari di sviluppo.
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Luciano
Giacché, Claudia Angelelli, Scuola
Media "Giovanni XXIII" di
Terni, Carsulae: la storia, la
memoria, una esperienza didattica,
pp. 160,
Provincia di Terni, 1998
Libro,
progettato, curato e realizzato dal
Servizio informazione e cultura
della Provincia di Terni, dedicato
ad uno dei maggiori
siti archeologici con
significative testimonianze
d’epoca preromana. Siamo guidati
in un attraente percorso che,
partendo dalle motivazioni della
nascita del centro, passa per
l’epoca imperiale per giungere al
tempo del declino. Vengono spiegate
le varie fasi della riscoperta
archeologica
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Li
pintori del presepio.
Natività e sacra
rappresentazione a Calvi e
nell'Umbria meridionale a cura
dell'ufficio Informazione e
Cultura della Provincia di
Terni pp. 64, Provincia di
Terni, 1999
Da
una quietanza di pagamento,
risalente al 1546, rinvenuta
nell’archivio comunale di
Calvi e relativa agli artisti
che lavorarono
all’esecuzione del presepe
ospitato nella locale chiesa
di S. Antonio Abate. Per la
prima volta una ricerca
condotta da Francesco
Bussetti, Maria Laura Moroni,
Silvia e Valentino Paparelli,
Monica Petronio, Sandro
Santolini, sei studiosi di
differenti ambiti, affronta in
maniera approfondita il tema
della Natività e della sacra
rappresentazione nell’Umbria
meridionale, mettendo in
risalto l’operato
dell’umbro Rinaldo Jacovetti,
detto Rinaldo da Calvi, e dei
fratelli abruzzesi Giacomo e
Raffaele da Montereale che nel
XVI secolo lavorarono in
territorio sabino e
nell’Umbria meridionale
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Allegato
al libro Li pintori
del presepio, il cd
Vedo luce e sento
fiato, curato da
Francesco Camuffo, raccoglie tre
eccezionali documenti
sonori registrati tra il
1973 e il 1980
rispettivamente a Castel
delle Formiche,
Castellonalto e Vallecupa.
Hanno collaborato alla
realizzazione:
Piero
Arcangeli, Marco
Baccarelli, Villalba Grimani,
Valentino Paparelli, Sandro Portelli.
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Voci
dalla città dinamica.
Futuristi a Terni
negli anni trenta, a
cura di Domenico
Cialfi e Antonella
Pesola, con un
contributo di Gino
Papuli, pp. 48,
Provincia di Terni,
2001
Decimo
catalogo della collana
“Conoscere e
sapere”. Il
futurismo ha avuto
anche in Umbria la sua
stagione. Già nel
1912 a Perugia si
crea, attorno al
pittore Gerardo
Dottori, un nucleo di
epigoni di Marinetti
mentre a Terni, circa
dieci anni dopo, si
costituisce
“Impero”, gruppo
futurista attivo più
in ambito politico che
artistico. Bisognerà,
tuttavia, aspettare
gli anni trenta
perché i futuristi
ternani si organizzino
e facciano sentire la
loro voce. Giuseppe
Preziosi (1895-1973),
e lo scultore Alfredo
Innocenzi (1909-1974)
sono, senza dubbio, le
figure artistiche più
rappresentative di
questa ondata di
innovatori tra i quali
spiccano anche i nomi
di Giovanni D’Astoli,
Felice Fatati (allora
giovane studente di
medicina), Mario Del
Vitto, Arnaldo Marini,
Mario Minocchi,
Alberto Presenzini
Mattoli, Augusto
Pozzi, Fabrizio
Ramaccioni, Rolando
Vissani, Aniceto
Zingarini (mercante,
intenditore d’arte,
mecenate). Ai loro
occhi Terni appare
come la città
dinamica per
antonomasia, tutta
lavoro, movimento,
energia, rapidità,
esaltazione della
civiltà meccanica.
Antonella Pesola e
Domenico Cialfi hanno
indagato a fondo
questo periodo
d’intenso fervore,
non soltanto
artistico, fornendoci
un quadro d’insieme
dai colori accesi,
squillanti, e
facendoci conoscere
nomi e protagonisti su
cui fino ad ora era
stato steso un
incomprensibile e
ingiustificato velo di
silenzio. Gino Papuli,
dal canto suo,
analizza
l’esplicitarsi del
verbo futurista nella
dinamicità della
fabbrica che diventa
emblema stesso
dell’economia e
della cultura di
un’intera città.
Con intelligenza e
meticolosità viene
ricostruita una pagina
storica tutt’altro
che secondaria della
terni del secolo
scorso. Tra l’altro,
viene riportata la
singolare vicenda del
concorso nazionale,
bandito nel 1932, per
una fontana
monumentale da
realizzare a piazza
Tacito.
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AA.VV., Comunicare la luce. L’Incoronazione della Vergine del Ghirlandaio a Narni, pp. 101, Provincia di Terni, 2004, s.i.p.
Una pala, un maestro, una storia cittadina. L’Incoronazione della Vergine di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (Firenze, 1449-94), oltre a costituire un capolavoro di perfezione e armonia, si rivela una potente macchina comunicazionale coniata, plasmata nella luce. In questo catalogo l’opera viene per la prima volta esaminata sotto molteplici aspetti, da quello storico-artistico al tecnico-fattuale al civile. Studiosi provenienti da aree diverse si sono confrontati in una lettura che rende comprensibile e accessibile la ricezione della tavola svelando, nello stesso tempo, fatti e particolari che altrimenti sarebbero rimasti confinati soltanto alla conoscenza degli specialisti e degli addetti ai lavori. Corrado Fratini e Patrizia Tosini inquadrano il Ghirlandaio nella propria epoca, scandagliano gli umori della sua bottega, ci introducono ad un mondo affascinante e sconosciuto mettendo a nudo quello che viene qui definito come “un organico progetto”. Man mano che si scorre il testo ci si addentra nelle sfaccettature del quadro. Così Pier Maurizio Della Porta analizza le figure angeliche e gli strumenti rappresentati, Michele e Riccardo Benucci considerano dettagliatamente la tecnica adoperata e la stessa struttura (“un’architettura di legno e d’oro”) che ospita l’impianto descrittivo, Roberto Nini ci parla della collocazione originaria dell’Incoronazione (la chiesa di San Girolamo) e Roberto Stopponi ci descrive la figura del committente, cioè del cardinale Berardo Eroli , mentre Lucilla Vignoli inserisce il lavoro nel contesto della pinacoteca comunale e Francesco Bussetti ne traccia la storia civile. Completa il catalogo un indispensabile glossario minimale.
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Cuore
di Jazz.
Il segno dei suoni nello spazio
nelle pitture "Jazz" di
Remigio Clementoni a cura
dell'ufficio Informazione e
Cultura della Provincia di Terni,
2000
Omaggio
a Remigio Clementoni, artista nato
nel 1912 e vissuto a Terni sino
agli anni della giovinezza ma
formatosi a diretto contatto con
le principali correnti pittoriche
del Novecento. Clementoni
interpreta in modo originale, e
con una cifra riconoscibilissima,
echi ed emozioni derivanti dal
jazz, musica che per lui sgorga
direttamente dall’intimo,
riuscendo a infondere e trasferire
nelle sue opere un’esplosione di
ritmi sincopati. Il jazz si è
prevalentemente diffuso in realtà
cittadine e industriali.
Dipingerlo significa, quindi,
riconoscere e raffigurare la
componente estetica dell’industrializzazione,
rinvenire il segno della
modernità e ripercorrerne l’evoluzione.
Ecco, dunque, che Cuore di jazz
non è soltanto un catalogo (per l’esattezza
il settimo della collana “Conoscere
e sapere”) ma costituisce un
contributo a riflettere, in modo
desueto, su una città come Terni,
le cui sorti sono legate all’industrializzazione,
e sulla sua storia, sulla
possibilità di analizzare in
maniera approfondita gli stimoli
provenienti dall’archeologia
industriale. Testi di:
Remigio Clementoni, Francesco
Pullia, Pier Giuseppe Arcangeli
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Aurelio
De Felice. Un
museo per la
città, pp. 48,
2001, Lire 10.000
Monografia sull’artista
Aurelio De Felice (1915
– 1996) scritta in
occasione dell’inaugurazione
della Pinacoteca Comunale
“Orneore Metelli”
comprendente una sezione
contemporanea (intitolata
Aurelio De Felice, una via
dell’arte per l’Europa)
con le opere donate dallo
scultore alla città di
Terni. Nella prima parte
viene presentata la figura
del De Felice inquadrando
i temi centrali della sua
produzione: la fedeltà
rigorosa al dettato
interiore, la maternità,
i contatti con la Scuola
romana e, successivamente,
negli anni Cinquanta, a
Parigi, con Picasso,
Braque e altri
protagonisti dell’arte
del Novecento. Seguono una
rapida carrellata sul
fervore artistico tra le
due guerre, una guida alla
visione dell’Adolescente
con ocarina (l’opera che
lanciò De Felice nel 1940
e gli valse l’amicizia
del poeta Vincenzo
Cardarelli), nonché la
critica (Federico Zeri
riconobbe, tra l’altro,
in lui uno degli esponenti
più rappresentativi del
secolo appena chiuso) e
una serie di citazioni
tratte dal Diario, dalle
interviste e dalle
raccolte di liriche e
aforismi dell’autore.
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I
pregiati perzichi
di Papigno, testi
di Isabella Dalla
Ragione e Andrea
Giardi, pp. 48,
2002
In
questo libro,
dodicesimo
catalogo della
collana “Conoscere
e sapere” del
Servizio politiche
culturali della
Provincia di
Terni, l’agronoma
Isabella Dalla
Ragione,
appassionata
studiosa delle
varietà locali in
via d’estinzione,
descrive la
vicenda dei
pregiati perzichi
abbondantemente
prodotti dalla
zona di Papigno,
talmente attraenti
esteticamente e
gustosi al palato
da impressionare
favorevolmente i
viandanti e i
viaggiatori che
percorrevano la
Valnerina. La
nomea di queste
specialità della
terra è giunta
sino ad oggi.
Purtroppo, ne è
restata solo la
fama dal momento
che, da un lato, l’industrializzazione
(gli stabilimenti
di calciocianamide)
e, dall’altro, l’inserimento
di colture
specializzate e
provenienti dall’estero
hanno concorso a
determinarne la
fine. Oltre alla
pesca di Papigno,
l’attenzione è
rivolta anche ai
rinomati fichi di
Amelia (celebrati
nel 1861 dal
Gregorovius), di
buccia più
sottile di quelli
calabresi, ad
alcune qualità di
susine come la
verdacchia (nella
zona tra Giove e
Attigliano),
profumata,
saporita, di
colore giallo
ceroso con macchie
rosse, all’uva
passa o passerina,
alla pera di
Monteleone d’Orvieto,
conosciuta anche
come la “bistecca
del villano”.
Il lavoro è
completato e
arricchito da una
ricerca di Andrea
Giardi su Papigno,
dalle origini sino
ai giorni nostri
in cui i vecchi
capannoni dello
stabilimento
dismesso sono
stati recuperati e
destinati alla
produzione
cinematografica d’alto
livello. Grazie a
questo studio ci
inebriamo del
soave profumo dei
frutti che
crescevano nella
zona rigogliosi e
siamo proiettati
in una natura
incontaminata dove
pullulano
boschetti di
mirto, oleandri,
cactus dalle tinte
accese, macchie di
alloro, felci e il
Nera scorre tra
massi ricoperti di
muschio.
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AA.VV., Buzzinda, l'arca delle idee pietrificate. Storia, fantasia, paradosso
della architettura nella Scarzuola di Tomaso Buzzi, Collana "Conoscere e sapere", Provincia di Terni, pp. 96
Gioco postmoderno della fantasia, bizzarria dell’architettura o cittadella, accortamente studiata e disegnata, impregnata di simbolismo? Buzzinda, come fu chiamata dallo stesso Tomaso Buzzi (1900-1981), tra i maggiori architetti italiani del Novecento, sorge all’interno della Scarzuola, a Montegiove, nell’orvietano, seminascosta, protetta dal verde e dagli sguardi indiscreti. Labirintica, si configura attraverso un percorso, attentamente progettato, che nasce dalle rovine e, per volontà dell’autore, non accenna mai a concludersi definitivamente, lasciando sempre spazio per nuovi innesti e intendimenti. Al di là dei vari giudizi e delle molteplici interpretazioni, emerge con netta evidenza la volontà di immettere il visitatore in un viaggio interiore, conoscitivo, di cui vengono continuamente date, sotto forma di costruzioni apparentemente illogiche e paradossali, significative coordinate. Così, una volta entrati, se ne uscirà non solo suggestionati ma decisamente arricchiti, mutati, come Polifilo, il protagonista dell’opera rinascimentale di Francesco Colonna, al termine del suo onirico itinerario alla ricerca dell’amata Polia. Non a caso, per Buzzi la sua creazione doveva essere una sorta di poesia in pietra. La cittadella non nasce, però, dal nulla ma è stata edificata sull’impianto di un preesistente insediamento francescano. Qui, infatti, secondo la tradizione, sembra abbia soggiornato nel 1218, in una capanna di paglia intrecciata (scarza da cui Scarzuola), Francesco d’Assisi. Partendo da angolature diverse, Mario Sensi e Alberto Satolli ricostruiscono le fasi antecedenti all’arrivo di Buzzi, soffermandosi, il primo, sul periodo conventuale, sul passaggio dagli osservanti ai riformati sino alla chiusura definitiva e alla vendita, nel 1957, al privato e, il secondo, sui connotati distintivi architettonici. Corrado Fratini e Chiara Frugoni, da parte loro, esaminano dettagliatamente, ognuno secondo il proprio metodo e la propria inclinazione, un’inedita immagine del santo venuta recentemente alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesetta annessa all’ex convento. Ovviamente, il catalogo ruota tutto intorno a Buzzinda, nel tentativo di decifrarne il simbolismo e il messaggio recondito (si leggano, in merito, le parti curate da Francesco Pullia). Per la prima volta, la Scarzuola e le sue ardite metafore escono dalla segretezza per svelarsi in un libro in cui la parte testuale ben s’amalgama con immagini
altamente cariche d’espressività e lirismo. |
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