Le Edizioni della Provincia


Il Servizio
politiche culturali e della comunicazione ha avviato una collana editoriale dedicata ai beni culturali cosiddetti "minori" del territorio della Provincia di Terni. Svariati sono gli argomenti presi in considerazione: arte, archeologia e archeologia industriale, civiltà contadina, architettura, paleontologia, beni naturali e paesaggistici, folklore e tradizioni, pratiche religiose, storia orale e del lavoro.

Questi i titoli finora pubblicati :

 


Provincia di Terni, Comune di Guardea, Club di Budapest Italia, Identità locale e orizzonti universali, Guardea e l’arco della coscienza planetaria, pp. 159, Arti grafiche Celori, Terni, 2001, s.i.p.
Volume dedicato all’Arco della coscienza planetaria realizzato, in travertino, a Guardea con pietre provenienti da ogni angolo del mondo. L’idea è scaturita da un’iniziativa dalla sezione italiana del Club di Budapest, associazione culturale e scientifica transnazionale che ha a cuore l’armonia tra essere e natura, il rispetto del legame interdipendente che tutto e tutti lega nonché la consapevolezza del ruolo e delle responsabilità umane in una realtà in profonda trasformazione. Testi di Aleandro Tommasi, sofrologo e presidente del Club di Budapest Italia, Ervin Laszlo, Oliviero Beha, Francesco Bussetti. Il testo oltre ad ospitare il Manifesto per la coscienza planetaria, scritto da Laszlo in collaborazione con S.S. il XIV Dalai Lama, raccoglie le lettere, provenienti dai vari paesi, di entusiastica risposta alla richiesta di far pervenire a Guardea una pietra particolarmente significativa come contributo alla creazione dell’arco. Il libro risulta così un’opera corale, scritta a più mani e a più voci. Ricco di raffinate illustrazioni e con un accurato repertorio di citazioni.  

Claudio Bizzarri, Claudia Giontella, Roberto Nini, Marco Santi, Come in alto, così in basso. Segreti e rivelazioni del sottosuolo nella rupe di Orvieto ed in provincia di Terni, pp. 63, tredicesimo libro della collana “Conoscere e sapere”, Provincia di Terni, 2002
Da sempre il mondo sotterraneo stimola la nostra curiosità. Viviamo in superficie ma continuamente attratti dalla profondità. Questo catalogo cerca di fornire una risposta alla nostra immaginazione, nel senso che è tutto proiettato al rinvenimento e alla disamina di un mondo parallelo, formato da grotte, cunicoli, passaggi segreti e intricati, al di sotto di Orvieto, Amelia, Narni, Terni. Un viaggio nel sottosuolo, alla ricerca di usanze, tradizione, storia. Claudio Bizzarri si cala nelle cavità tufacee orvietane recuperando anche editti, bolle, detti popolari e avventurandosi in una ricognizione, com’egli stesso dice, fra rigore scientifico e sfrenata fantasia. Come lui, Marco Santi, Roberto Nini e Claudia Giontella perlustrano, rispettivamente, i sotterranei amerini, narnesi, ternani alla ricerca di curiosità e testimonianze. Ed ecco, quindi, riaffiorare dall’oscurità cisterne, ingegnosi sistemi idraulici, raffinati complessi di comunicazione e, ancora, secrete dell’inquisizione ecclesiastica (ex chiesa di Santa Maria Maggiore, a Narni) e rifugi antiarei risalenti alla seconda guerra mondiale. Un’occasione per apprezzare maggiormente la ricchezza e la varietà dei beni culturali della provincia ternana.  

 

Le opere e i santi. Tradizione alimentare e festività rituale in provincia di Terni, a cura di Giancarlo Baronti, pp. 159, Provincia di Terni, 1999
Indagine sul rapporto tra alimentazione quotidiana e alimentazione festiva nell’area nordoccidentale della provincia ternana (Poggiovalle, Fabro, Monteleone d’Orvieto) e nella zona di Ferentillo. Oltre a contenere numerose immagini, il libro rivela per la prima volta le ricette originali di svariati piatti caratteristici

 

 

 

Saltando sui fuochi, volando sui fiori. Feste e usanze popolari in provincia di Terni, a cura di Monica Petronio, pp. 332, Provincia di Terni, 1999
Il primo censimento, commentato, di quasi duemila feste popolari in 33 comuni e 143 tra frazioni e piccole località sparse nel territorio provinciale. Con una ricca documentazione fotografica e uno studio sul significato delle ricorrenze patronali.

La centrale di Galleto. La memoria del lavoro e l’immagine del monumento, a cura di Michele Giorgini, pp. 28, Provincia di Terni, 1998.
Catalogo ragionato delle immagini d’epoca acquisite dalla Provincia che documentano le varie fasi della costruzione della centrale di Galleto, realizzata tra il 1924 e il 1927 divenuta nel 1932 la più grande unità idroelettrica d’Europa. Una delle più importanti testimonianze di archeologia industriale presenti nel territorio ternano.



I
l Museo Faina di Orvieto. Museo dei ragazzi. Un percorso tra il gioco e la storia, pp. 32, Provincia di Terni, 1998.
Catalogo, con illustrazioni originali di Emanuele Luzzati (una ragazza e un ragazzo nella vita quotidiana degli etruschi), che riporta le domande, con le risposte, relative a diversi momenti della visita dell’omonimo museo

A. Portelli, L’uccisione di Luigi Trastulli. Terni, 17 marzo 1949, la memoria e l’evento, pp. 62, Provincia di Terni, 1999
In ricordo dello storico, prematuramente scomparso, Gianfranco Canali. Riedizione di un saggio di Alessandro Portelli pubblicato per la prima volta nel 1980 e considerato uno dei più importanti contributi metodologici alla storia orale. Il libro, attraverso le voci di testimoni, ricostruisce i fatti che, il 17 marzo 1949, portarono all’uccisione dell’operaio Luigi Trastulli nel corso di una manifestazione contro il Patto Atlantico.

 

AA.VV., Piermatteo d'Amelia. Pittura in Umbria meridionale fra Trecento e Cinquecento, pp. 444,
Ediart, Todi (Pg), 1996
Volume, edito con il contributo della Provincia di Terni, sull’artista amerino chiamato nel 1479 a decorare la volta della Cappella Sistina e autore della celebre Annunciazione oggi al museo Isabella Stewart Gardner di Boston.

 

Il fregio riapparso. Arduino Angelucci e le decorazioni nel salone d’onore del Palazzo del Governo di Terni (1936-1938), a cura di Domenico Cialfi, pp. 28, Provincia di Terni, 1999
Catalogo scaturito dal ritrovamento dei cartoni eseguiti a mina e carboncino a grandezza naturale nonché delle prove di colore e di due bozzetti in scala, a matita e colorati a pastello, delle decorazioni pittoriche del fregio nel salone d’onore di  Palazzo Bazzani, attuale sede della Provincia di Terni. L’autore dei lavori artistici fu il pittore Arduino Angelucci (1901-1981), reatino ma di formazione romana. Il libro inquadra e fa conoscere il percorso dell’Angelucci fornendo un’interessante chiave interpretativa del fregio riapparso

 

Le macchine del santo. Allegoria e tradizione nei pugnaloni di Allerona, a cura di Giancarlo Baronti, collana “Conoscere e sapere”, pp. 61, Provincia di Terni, 2001.
Il pugnalone è un carretto, tipico di Allerona, non motorizzato trainato, durante la festa, dal costruttore. Sul pianale, nel cui centro è conficcato un ramo frondoso adornato con nastri, fiori e prodotti tipici, vengono riprodotte, con materiali naturali, scene di vita rurale. Immancabile è la presenza di Sant’Isidoro che viene raffigurato inginocchiato, in preghiera, mentre un angelo, in sua vece, ara i campi aiutato da una coppia di buoi. I pugnaloni sono effettivamente le macchine del santo nel senso che, scaturendo da un’occasione religiosa, mettono in moto l’immaginario collettivo consentendo l’avverarsi di un evento in cui si confonde il divario tra rappresentazione e realtà. Con il termine pugnaloni vengono anche designati i pungoli, gli attrezzi agricoli, utilizzati nell’aratura, a forma di sottile bastone che presentano a un’estremità un raschietto e all’altra un punteruolo. Questo catalogo, il nono della nostra collana, analizza il rapporto tra tradizione e attualità in un’area del territorio ternano contrassegnata, nonostante gli inevitabili cambiamenti epocali, da una forte vocazione agricola.

Giovanni Spagnoli, Miro Virili, Seduzioni naturali. Da Villa Franchetti a Villalago. Le orchidee spontanee nel parco di Villalago di Piediluco, Collana “Conoscere e sapere”, pp. 111, Provincia di Terni, 2002

Villa Franchetti, cioè l’odierna Villalago, rappresenta una singolarità nell’ambito del sistema antropico del lago di Piediluco e della Valnerina ternana. A differenza di altre famiglie nobili, che preferivano edificare la propria dimora nel centro storico, la residenza dei Franchetti, risalente alla fine del XIX secolo, segna una rottura con la tradizione divenendo testimonianza di un significativo cambiamento economico e sociale. La pubblicazione di questo catalogo, attraverso un’attenta rilettura effettuata dall’arch. Miro Virili, restituisce finalmente a Villalago di Piediluco il valore e la funzione che, sia dal punto di vista storico-culturale che turistico, le spettano nel territorio della provincia ternana. Ma non basta. Il libro ospita, infatti, una raffinatissima ricerca condotta da Giovanni Spagnoli sulle specie di orchidee spontanee riscontrate nel parco. Perlustrando un’area compresa tra nord, ovest, sud e sudest, Spagnoli, notaio appassionato di botanica, ha trovato ed esaminato una trentina di tipi, oltre ad alcune forme ibridogene, originate cioè dall’incrocio tra varietà diverse. Ne è scaturito uno studio analitico e particolareggiato che indubbiamente può essere inteso anche come preludio ad un censimento approfondito della flora di tutto il complesso di Villalago.

 

Augusto Ciuffetti, Marcella Arca Petrucci, Tra mappe, catasti, cabrei. La rappresentazione del territorio e del paesaggio della provincia di Terni tra Settecento e Ottocento, pp. 48, collana "Conoscere e sapere", n. 14, Provincia di Terni, 2003
L'attenzione nei confronti della rappresentazione cartografica del paesaggio afferma in età moderna, nel XVII secolo, insieme alla nascita della filosofia della natura dando luogo ad una iconografia del paesaggio più oggettiva, libera dalle allegorie religiose e mitiche del medioevo. Nel XVIII secolo, grazie al progresso delle tecniche di rilevazione e di lettura del territorio, in Italia nasce il catasto geometrico particellare che, grazie alla misurazione geometrica del territorio, si configura come uno strumento utile per analizzare le trasformazioni del paesaggio rurale e urbano. E’ difficile ricondurre ad una prospettiva storica un territorio, come la provincia di Terni, dagli incerti confini, caratterizzato da un elevato grado di frammentazione e giunto ad una sostanziale unità ed autonomia amministrativa soltanto nel 1927, con l’unione dei circondari di Terni e Orvieto (senza i comuni di Città della Pieve, Paciano e Panicale) e l’inserimento di Baschi. In considerazione di questa evoluzione amministrativa, appare evidente come ognuno dei diversi territori costitutivi della provincia ternana abbia avuto, ed abbia, una propria caratterizzazione, con inevitabili riflessi anche in ambito paesaggistico. L'esame di mappe, cartografie catastali e cabrei, registri “figurati” dei possedimenti fondiari di un singolo proprietario, ha consentito ad Augusto Ciuffetti e Marcella Arca Petrucci di mettere in evidenza i radicali cambiamenti verificatisi nel corso degli ultimi due secoli e, insieme, le specificità delle diverse componenti locali.


AA.VV., Valle di antichi fuochi, pp. 80, collana "Conoscere e sapere", Provincia di Terni, s.i.p.
Ogni anno, nel mese di maggio, in alcune località nei pressi di Narni si svolgono processioni con particolari fiaccole, dette intusse, ricavate da tronchetti di carpino, ornello o leccio, tagliati il giorno stesso dell'occasione rituale. Non si tratta, come di primo acchito si potrebbe erroneamente essere indotti a supporre, di costruzioni estremamente semplici ma di realizzazioni assai complesse che richiedono la conoscenza di segreti tramandati di generazione in generazione. Le intusse rispondono ad un'arte giunta sino ai nostri giorni e sopravvissuta ancora ai repentini mutamenti di stili di vita e abitudini. Sono strumenti-metafore che consentono alla comunità di esprimersi, parlare di sé, riconfermare nel tempo la propria identità. Questo catalogo, il diciottesimo della collana "Conoscere e sapere", ne indaga l'elaborazione intrecciandola a storie di donne e uomini la cui quotidianità risulta fortemente legata a un preciso ambito territoriale.
Giancarlo Baronti, del Dipartimento Uomo e Territorio dell'Università degli Studi di Perugia, e Maria Luisa Giuliani, del Corso specialistico in Scienze antropologiche dello stesso ateneo, s'addentrano, muovendosi ognuno da una specifica angolazione, all'interno di rituali e situazioni che costituiscono, innanzitutto, una sorta di sfida individuale e collettiva con la natura. Se il primo, alla ricerca di similitudini e differenze, avanza raffronti tra diverse aree della regioni, la seconda, invece, si dedica più specificamente ad un'area che dal reatino si estende sino a Narni interessando, in particolare, le località di Lugnola, Aguzzo, Vasciano, Schifanoia, Itieli, Sant'Urbano, Altrocanto, San Faustino e incentrando l'attenzione sulle dinamiche che agiscono all'interno dei festaroli e delle loro comunità. La pubblicazione è arricchita da rare immagini evocative di Luigi Loretoni.

 

 

 

 

Dal decentramento alla autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997, a cura di Renato Covino, pp. 349, Provincia di Terni, 1999
Ricerca, particolarmente ampia e approfondita, sulle motivazioni che hanno portato alla nascita, il 12 gennaio 1927, della Provincia di Terni e alla suia caratterizzazione sia nell’ambito regionale che in quello nazionale. Volume concepito a conclusione delle celebrazioni per il settantesimo anniversario dell’ente. Per la prima volta vengono indagati e approfonditi gli elementi storici, economici, sociali e artistici che hanno profondamente inciso negli ultimi settant’anni sulle diverse dinamiche di una composita parte dell’Umbria che, più di altre, ha direttamente vissuto trasformazioni radicali come il passaggio dall’industrializzazione a diversificati scenari di sviluppo.

Luciano Giacché, Claudia Angelelli, Scuola Media "Giovanni XXIII" di Terni, Carsulae: la storia, la memoria, una esperienza didattica, pp. 160,
Provincia di Terni, 1998
Libro, progettato, curato e realizzato dal Servizio informazione e cultura della Provincia di Terni, dedicato ad uno dei maggiori siti archeologici con significative testimonianze d’epoca preromana. Siamo guidati in un attraente percorso che, partendo dalle motivazioni della nascita del centro, passa per l’epoca imperiale per giungere al tempo del declino. Vengono spiegate le varie fasi della riscoperta archeologica

Li pintori del presepio.
Natività e sacra rappresentazione a Calvi e nell'Umbria meridionale a cura dell'ufficio Informazione e Cultura della Provincia di Terni pp. 64, Provincia di Terni, 1999
Da una quietanza di pagamento, risalente al 1546, rinvenuta nell’archivio comunale di Calvi e relativa agli artisti che lavorarono all’esecuzione del presepe ospitato nella locale chiesa di S. Antonio Abate. Per la prima volta una ricerca condotta da Francesco Bussetti, Maria Laura Moroni, Silvia e Valentino Paparelli, Monica Petronio, Sandro Santolini, sei studiosi di differenti ambiti, affronta in maniera approfondita il tema della Natività e della sacra rappresentazione nell’Umbria meridionale, mettendo in risalto l’operato dell’umbro Rinaldo Jacovetti, detto Rinaldo da Calvi, e dei fratelli abruzzesi Giacomo e Raffaele da Montereale che nel XVI secolo lavorarono in territorio sabino e nell’Umbria meridionale

Allegato al libro Li pintori del presepio, il cd Vedo luce e sento fiato, curato da Francesco Camuffo, raccoglie tre eccezionali documenti sonori registrati tra il 1973 e il 1980 rispettivamente a Castel delle Formiche, Castellonalto e Vallecupa. 
Hanno collaborato alla realizzazione:
Piero Arcangeli, Marco Baccarelli, Villalba Grimani, Valentino Paparelli, Sandro Portelli.

 

Voci dalla città dinamica. Futuristi a Terni negli anni trenta, a cura di Domenico Cialfi e Antonella Pesola, con un contributo di Gino Papuli, pp. 48, Provincia di Terni, 2001
Decimo catalogo della collana “Conoscere e sapere”. Il futurismo ha avuto anche in Umbria la sua stagione. Già nel 1912 a Perugia si crea, attorno al pittore Gerardo Dottori, un nucleo di epigoni di Marinetti mentre a Terni, circa dieci anni dopo, si costituisce “Impero”, gruppo futurista attivo più in ambito politico che artistico. Bisognerà, tuttavia, aspettare gli anni trenta perché i futuristi ternani si organizzino e facciano sentire la loro voce. Giuseppe Preziosi (1895-1973), e lo scultore Alfredo Innocenzi (1909-1974) sono, senza dubbio, le figure artistiche più rappresentative di questa ondata di innovatori tra i quali spiccano anche i nomi di Giovanni D’Astoli, Felice Fatati (allora giovane studente di medicina), Mario Del Vitto, Arnaldo Marini, Mario Minocchi, Alberto Presenzini Mattoli, Augusto Pozzi, Fabrizio Ramaccioni, Rolando Vissani, Aniceto Zingarini (mercante, intenditore d’arte, mecenate). Ai loro occhi Terni appare come la città dinamica per antonomasia, tutta lavoro, movimento, energia, rapidità, esaltazione della civiltà meccanica. Antonella Pesola e Domenico Cialfi hanno indagato a fondo questo periodo d’intenso fervore, non soltanto artistico, fornendoci un quadro d’insieme dai colori accesi, squillanti, e facendoci conoscere nomi e protagonisti su cui fino ad ora era stato steso un incomprensibile e ingiustificato velo di silenzio. Gino Papuli, dal canto suo, analizza l’esplicitarsi del verbo futurista nella dinamicità della fabbrica che diventa emblema stesso dell’economia e della cultura di un’intera città. Con intelligenza e meticolosità viene ricostruita una pagina storica tutt’altro che secondaria della terni del secolo scorso. Tra l’altro, viene riportata la singolare vicenda del concorso nazionale, bandito nel 1932, per una fontana monumentale da realizzare a piazza Tacito.

 


AA.VV., Comunicare la luce. L’Incoronazione della Vergine del Ghirlandaio a Narni, pp. 101, Provincia di Terni, 2004, s.i.p.
Una pala, un maestro, una storia cittadina. L’Incoronazione della Vergine di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (Firenze, 1449-94), oltre a costituire un capolavoro di perfezione e armonia, si rivela una potente macchina comunicazionale coniata, plasmata nella luce. In questo catalogo l’opera viene per la prima volta esaminata sotto molteplici aspetti, da quello storico-artistico al tecnico-fattuale al civile. Studiosi provenienti da aree diverse si sono confrontati in una lettura che rende comprensibile e accessibile la ricezione della tavola svelando, nello stesso tempo, fatti e particolari che altrimenti sarebbero rimasti confinati soltanto alla conoscenza degli specialisti e degli addetti ai lavori. Corrado Fratini e Patrizia Tosini inquadrano il Ghirlandaio nella propria epoca, scandagliano gli umori della sua bottega, ci introducono ad un mondo affascinante e sconosciuto mettendo a nudo quello che viene qui definito come “un organico progetto”. Man mano che si scorre il testo ci si addentra nelle sfaccettature del quadro. Così Pier Maurizio Della Porta analizza le figure angeliche e gli strumenti rappresentati, Michele e Riccardo Benucci considerano dettagliatamente la tecnica adoperata e la stessa struttura (“un’architettura di legno e d’oro”) che ospita l’impianto descrittivo, Roberto Nini ci parla della collocazione originaria dell’Incoronazione (la chiesa di San Girolamo) e Roberto Stopponi ci descrive la figura del committente, cioè del cardinale Berardo Eroli , mentre Lucilla Vignoli inserisce il lavoro nel contesto della pinacoteca comunale e Francesco Bussetti ne traccia la storia civile. Completa il catalogo un indispensabile glossario minimale. 

 

Cuore di Jazz.
Il segno dei suoni nello spazio nelle pitture "Jazz" di Remigio Clementoni a cura dell'ufficio Informazione e Cultura della Provincia di Terni, 2000 
Omaggio a Remigio Clementoni, artista nato nel 1912 e vissuto a Terni sino agli anni della giovinezza ma formatosi a diretto contatto con le principali correnti pittoriche del Novecento. Clementoni interpreta in modo originale, e con una cifra riconoscibilissima, echi ed emozioni derivanti dal jazz, musica che per lui sgorga direttamente dall’intimo, riuscendo a infondere e trasferire nelle sue opere un’esplosione di ritmi sincopati. Il jazz si è prevalentemente diffuso in realtà cittadine e industriali. Dipingerlo significa, quindi, riconoscere e raffigurare la componente estetica dell’industrializzazione, rinvenire il segno della modernità e ripercorrerne l’evoluzione. Ecco, dunque, che Cuore di jazz non è soltanto un catalogo (per l’esattezza il settimo della collana “Conoscere e sapere”) ma costituisce un contributo a riflettere, in modo desueto, su una città come Terni, le cui sorti sono legate all’industrializzazione, e sulla sua storia, sulla possibilità di analizzare in maniera approfondita gli stimoli provenienti dall’archeologia industriale. Testi di:
Remigio Clementoni, Francesco Pullia, Pier Giuseppe Arcangeli

 

Aurelio De Felice. Un museo per la città, pp. 48, 2001, Lire 10.000
Monografia sull’artista Aurelio De Felice (1915 – 1996) scritta in occasione dell’inaugurazione della Pinacoteca Comunale “Orneore Metelli” comprendente una sezione contemporanea (intitolata Aurelio De Felice, una via dell’arte per l’Europa) con le opere donate dallo scultore alla città di Terni. Nella prima parte viene presentata la figura del De Felice inquadrando i temi centrali della sua produzione: la fedeltà rigorosa al dettato interiore, la maternità, i contatti con la Scuola romana e, successivamente, negli anni Cinquanta, a Parigi, con Picasso, Braque e altri protagonisti dell’arte del Novecento. Seguono una rapida carrellata sul fervore artistico tra le due guerre, una guida alla visione dell’Adolescente con ocarina (l’opera che lanciò De Felice nel 1940 e gli valse l’amicizia del poeta Vincenzo Cardarelli), nonché la critica (Federico Zeri riconobbe, tra l’altro, in lui uno degli esponenti più rappresentativi del secolo appena chiuso) e una serie di citazioni tratte dal Diario, dalle interviste e dalle raccolte di liriche e aforismi dell’autore.  

 

I pregiati perzichi di Papigno, testi di Isabella Dalla Ragione e Andrea Giardi, pp. 48, 2002
In questo libro, dodicesimo catalogo della collana “Conoscere e sapere” del Servizio politiche culturali della Provincia di Terni, l’agronoma Isabella Dalla Ragione, appassionata studiosa delle varietà locali in via d’estinzione, descrive la vicenda dei pregiati perzichi abbondantemente prodotti dalla zona di Papigno, talmente attraenti esteticamente e gustosi al palato da impressionare favorevolmente i viandanti e i viaggiatori che percorrevano la Valnerina. La nomea di queste specialità della terra è giunta sino ad oggi. Purtroppo, ne è restata solo la fama dal momento che, da un lato, l’industrializzazione (gli stabilimenti di calciocianamide) e, dall’altro, l’inserimento di colture specializzate e provenienti dall’estero hanno concorso a determinarne la fine. Oltre alla pesca di Papigno, l’attenzione è rivolta anche ai rinomati fichi di Amelia (celebrati nel 1861 dal Gregorovius), di buccia più sottile di quelli calabresi, ad alcune qualità di susine come la verdacchia (nella zona tra Giove e Attigliano), profumata, saporita, di colore giallo ceroso con macchie rosse, all’uva passa o passerina, alla pera di Monteleone d’Orvieto, conosciuta anche come la “bistecca del villano”.
Il lavoro è completato e arricchito da una ricerca di Andrea Giardi su Papigno, dalle origini sino ai giorni nostri in cui i vecchi capannoni dello stabilimento dismesso sono stati recuperati e destinati alla produzione cinematografica d’alto livello. Grazie a questo studio ci inebriamo del soave profumo dei frutti che crescevano nella zona rigogliosi e siamo proiettati in una natura incontaminata dove pullulano boschetti di mirto, oleandri, cactus dalle tinte accese, macchie di alloro, felci e il Nera scorre tra massi ricoperti di muschio.

 

AA.VV., Buzzinda, l'arca delle idee pietrificate. Storia, fantasia, paradosso della architettura nella Scarzuola di Tomaso Buzzi, Collana "Conoscere e sapere", Provincia di Terni, pp. 96
Gioco postmoderno della fantasia, bizzarria dell’architettura o cittadella, accortamente studiata e disegnata, impregnata di simbolismo? Buzzinda, come fu chiamata dallo stesso Tomaso Buzzi (1900-1981), tra i maggiori architetti italiani del Novecento, sorge all’interno della Scarzuola, a Montegiove, nell’orvietano, seminascosta, protetta dal verde e dagli sguardi indiscreti. Labirintica, si configura attraverso un percorso, attentamente progettato, che nasce dalle rovine e, per volontà dell’autore, non accenna mai a concludersi definitivamente, lasciando sempre spazio per nuovi innesti e intendimenti. Al di là dei vari giudizi e delle molteplici interpretazioni, emerge con netta evidenza la volontà di immettere il visitatore in un viaggio interiore, conoscitivo, di cui vengono continuamente date, sotto forma di costruzioni apparentemente illogiche e paradossali, significative coordinate. Così, una volta entrati, se ne uscirà non solo suggestionati ma decisamente arricchiti, mutati, come Polifilo, il protagonista dell’opera rinascimentale di Francesco Colonna, al termine del suo onirico itinerario alla ricerca dell’amata Polia. Non a caso, per Buzzi la sua creazione doveva essere una sorta di poesia in pietra. La cittadella non nasce, però, dal nulla ma è stata edificata sull’impianto di un preesistente insediamento francescano. Qui, infatti, secondo la tradizione, sembra abbia soggiornato nel 1218, in una capanna di paglia intrecciata (scarza da cui Scarzuola), Francesco d’Assisi. Partendo da angolature diverse, Mario Sensi e Alberto Satolli ricostruiscono le fasi antecedenti all’arrivo di Buzzi, soffermandosi, il primo, sul periodo conventuale, sul passaggio dagli osservanti ai riformati sino alla chiusura definitiva e alla vendita, nel 1957, al privato e, il secondo, sui connotati distintivi architettonici. Corrado Fratini e Chiara Frugoni, da parte loro, esaminano dettagliatamente, ognuno secondo il proprio metodo e la propria inclinazione, un’inedita immagine del santo venuta recentemente alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione della chiesetta annessa all’ex convento. Ovviamente, il catalogo ruota tutto intorno a Buzzinda, nel tentativo di decifrarne il simbolismo e il messaggio recondito (si leggano, in merito, le parti curate da Francesco Pullia). Per la prima volta, la Scarzuola e le sue ardite metafore escono dalla segretezza per svelarsi in un libro in cui la parte testuale ben s’amalgama con immagini altamente cariche d’espressività e lirismo.


 

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