La provincia nell'ordinamento dello Stato Italiano   

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Proclamato il Regno d'Italia, si pose subito l'esigenza di realizzare l'unificazione amministrativa.
L'azione normativa avviata in tal senso portò all'emanazione della legge 23 marzo 1865, n. 2248, che con le sue disposizioni uniformi a carattere nazionale sull'amministrazione comunale e provinciale, sulla pubblica sicurezza, sulla sanità pubblica, sul Consiglio di Stato, sulla giustizia amministrativa e sui lavori pubblici, rappresenta un complesso legislativo di ampio respiro, coronamento dell'attività di costruzione dello Stato unitario compiuta dalla Destra.1
Le norme concernenti l'amministrazione comunale e provinciale riportate nell'allegato A della legge del 1865 ricalcavano da vicino quelle piemontesi del 1859, a loro volta ispirate all'esperienza napoleonica. Man mano che il processo di annessioni allo Stato sabaudo si era andato realizzando, le leggi Rattazzi erano state introdotte nei nuovi territori. Una volta costituito il Regno d'Italia la legge 9 ottobre 1861, n. 249, autorizzava il governo ad introdurre nella normativa sabauda alcune modifiche marginali in attesa di una nuova disciplina della materia.
La struttura amministrativa disegnata nel 1865 confermava l'ingerenza governativa nella gestione degli enti locali attraverso la figura del prefetto. Rappresentante dell'esecutivo e capo dell'amministrazione statale della Provincia, il prefetto come presidente della Deputazione Provinciale, partecipava all'amministrazione locale su cui esercitava un'azione di intervento e di controllo limitandone fortemente l'autonomia.2
La legge divise il Regno in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni (art. 1). Su tutte le pubbliche amministrazioni, come rappresentante del potere esecutivo vigilava il prefetto (art. 3), coadiuvato dal Consiglio di Prefettura (art. 2), composto da un numero massimo di tre membri (art. 6). In ogni circondario risiedeva un sottoprefetto. Veniva sancito che la Provincia fosse un “corpo morale”, un ente autarchico territoriale con “facoltà di possedere e con un'amministrazione propria che ne rappresentasse gli interessi” (art. 152). L'articolo 153 stabiliva che ad amministrare la Provincia fossero il Consiglio Provinciale e la Deputazione Provinciale. I consiglieri provinciali, il cui numero variava in rapporto agli abitanti della circoscrizione,3  venivano eletti da tutti gli aventi diritto al voto nei Mandamenti. Le sedute erano aperte dal prefetto (art. 164), il quale poteva intervenire come commissario del governo ed eventualmente fare anche osservazioni, ma non aveva voto deliberativo. Il Consiglio si riuniva di pieno diritto ogni anno il primo lunedì di settembre in sessione ordinaria, la cui durata era di quindici giorni (art. 166). Poteva essere convocato anche straordinariamente dal prefetto o per sua iniziativa o ad istanza della Deputazione (art. 165). Per la validità delle sedute occorreva la partecipazione di almeno metà dei suoi membri, mentre nella seconda convocazione, che doveva effettuarsi in altro giorno, le deliberazioni sarebbero state valide anche con la sola partecipazione di un terzo dei consiglieri (art. 169).

L'articolo 172 della legge del 1865 così stabiliva le competenze del Consiglio Provinciale:
al Consiglio Provinciale spetta di provvedere colle sue deliberazioni: 1) alla creazione di stabilimenti pubblici provinciali; 2) ai contratti di acquisto e alle accettazioni di doni o lasciti; 3) agli affari relativi all'amministrazione del patrimonio della Provincia; 4) all'istruzione secondaria o tecnica quando non vi provvedano particolari istituzioni o il governo a ciò autorizzato da leggi speciali; 5) agli istituti e stabilimenti pubblici diretti a beneficio della Provincia o di una parte di essa, i quali non abbiano un'amministrazione propria e consorziale; 6) al mantenimento dei mentecatti poveri della Provincia; 7) alle pensioni per gli allievi delle scuole normali ed alle ispezioni per le scuole elementari; 8) alle strade provinciali ed ai lavori intorno ai fiumi e ai torrenti posti dalle leggi a carico della Provincia; 9) alle discipline e alle consuetudini per la conservazione ed il taglio dei boschi per le consuetudini e gli usi agrari; 10) ai sussidi in favore di comuni o consorzi per opere pubbliche, per la pubblica istruzione, per istituti di pubblica utilità; 11) alla formazione del bilancio, allo storno da una categoria all'altra delle spese stanziate, all'esame del conto di cassa del tesoriere, del conto amministrativo della Deputazione ed all'applicazione dei fondi disponibili; 12) alle azioni da intentare o sostenere in giudizio; 13) allo stabilimento di pedaggi sui ponti e strade provinciali; 14) al concorso della Provincia ad opere e spese per essa obbligatorie a termini della legge; 15) alla creazione dei prestiti; 16) ai regolamenti per le istituzioni che appartengono alla Provincia e per gli interessi amministrativi della medesima; 17) alla vigilanza sopra le istituzioni e gli stabilimenti pubblici a benefizio della Provincia o di una parte della medesima; quand'anche abbiano un'amministrazione speciale e propria; 18) alla nomina, sospensione e revoca degli impiegati addetti agli uffizi e stabilimenti provinciali; 19) alla conservazione dei monumenti e degli archivi provinciali; 20) alla determinazione del tempo entro cui la caccia e la pesca possono essere esercitate, ferme le altre disposizioni delle leggi relative; 21) alla conservazione degli edifizi di proprietà provinciale e degli archivi amministrativi della Provincia.

La Deputazione Provinciale era composta dal prefetto che la presiedeva e dai membri eletti a maggioranza assoluta in seno al Consiglio. Ogni anno veniva rinnovata per metà dei suoi componenti (art. 186). Le competenze erano fissate in questi termini dall'articolo 180:
1) rappresenta il Consiglio nell'intervallo delle sue riunioni; 2) provvede alle esecuzioni delle deliberazioni del Consiglio Provinciale, con facoltà di farsi rappresentare da uno o più dei suoi componenti; 3) prepara i bilanci delle entrate e delle spese; 4) sospende gli impiegati degli uffizi e stabilimenti provinciali rendendone conto al Consiglio; 5) nomina, sospende, revoca i salariati a carico della Provincia; 6) stipula i contratti determinandone le condizioni in conformità delle deliberazioni del Consiglio; 7) delibera sulla erogazione delle somme stanziate in bilancio per le spese impreviste e sullo storno di un articolo ad altro d'una stessa categoria; 8) fa gli atti conservatori dei diritti della Provincia; 9) in caso di urgenza fa gli atti e dà i pareri riservati al Consiglio riferendone al medesimo nella prima adunanza; 10) compie gli studi preparatori degli affari da sottoporsi alle deliberazioni del Consiglio Provinciale; 11) rende conto annualmente al medesimo della sua amministrazione; 12) esercita verso i comuni, i consorzi e le opere pie, le attribuzioni che le sono dalla legge affidate; 13) deve ogni anno raccogliere in una relazione generale tutte le statistiche relative all'amministrazione della Provincia e sottoporla tanto al Governo che al Consiglio Provinciale, colle forme che saranno determinate da regolamenti generali.

Nei riguardi della legge del 1859, che, pur definendo le Province enti morali, ridusse a nulla la Provincia come associazione autonoma, in quanto attribuì allo Stato le spese obbligatorie già spettanti ad essa, la maggiore innovazione consisteva nel decentramento alle Province di competenze che andavano oltre il semplice controllo sugli organi comunali e sulle istituzioni di carità in cui l'articolo 167 della legge del 1859 le aveva confinate.
Un decisivo passo avanti, per distinguere la Provincia come ente autarchico territoriale e toglierle quelle funzioni di carattere governativo che la configuravano come un ente promiscuo, fu fatto con la legge 30 dicembre 1888, n. 5865, assorbita dal Testo Unico del 10 febbraio 1889, n. 5921. I due aspetti centrali della riforma erano l'istituzione della Giunta Provinciale Amministrativa ed il ridimensionamento delle funzioni del prefetto in seno all'Amministrazione Provinciale.4 La riforma varata dal governo Crispi rappresentò un passo avanti verso una maggiore democrazia prevedendo l'allargamento dell'elettorato amministrativo e la elettività sia dei sindaci dei capoluoghi di provincia e dei centri maggiori che dei presidenti delle Deputazioni Provinciali.
Ciò non di meno la vigilanza e la tutela prefettizia sulle amministrazioni locali veniva perfezionata nei suoi meccanismi e del resto, principio irrinunciabile della classe al potere era il mantenimento del controllo del territorio da conciliare con le aspirazioni di partecipazione e di decentramento dei ceti locali.5
La perdita di potere dell'esecutivo veniva recuperata attraverso la creazione della Giunta Provinciale Amministrativa, organismo misto presieduto dal prefetto e composto da due consiglieri di prefettura designati al principio di ogni anno dal Ministero dell'Interno e da quattro rappresentanti del Consiglio Provinciale scelti al di fuori dei propri membri. Spettava, infatti, alla Giunta poter entrare nel merito delle deliberazioni sulle materie di maggiore importanza quali quelle finanziarie e la gestione delle opere pie e poter porre il veto.6 Il ricorso al Ministero dell'Interno contro il veto non impediva il fatto che la Giunta era in grado di paralizzare l'attività della Provincia.
Il nuovo ente divenne un organismo amministrativo con uffici, sede e personale propri, distinti dalla Prefettura. In effetti, però, le sue funzioni erano assai limitate, alcune esercitate a favore dello Stato, comportavano numerose spese obbligatorie. Altre attribuzioni che potevano avere una maggiore incidenza sul risvolto locale trovarono sempre difficili coperture finanziarie.
La struttura della Provincia rimase inalterata fino al 1928. I Testi Unici del 1898, del 1908 e del 1915 non apportarono sostanziali cambiamenti se non marginali modifiche soprattutto nella normativa elettorale.7
Fu durante gli anni del fascismo che si attuarono alcune riforme che andarono a colpire soprattutto le cariche elettive. L'autoritarismo del regime, infatti, doveva sopprimere il principio della rappresentanza popolare dei Consigli comunali e provinciali per imporre figure di propria nomina ai vertici delle istituzioni periferiche. Dopo aver, nel 1926, abolito le elezioni comunali e attribuito al podestà di nomina statale le competenze del sindaco, della Giunta e del Consiglio Comunale, analoga riforma interessò la Provincia. Il regio decreto legge 27 dicembre 1928, n. 2692, introduceva la carica del preside designato dal centro in sostituzione del presidente elettivo della Provincia e della Deputazione Provinciale. Un Rettorato scelto dal governo prendeva il posto del Consiglio Provinciale.8
Dopo la caduta del regime fascista, fin dal 1944 con un decreto legge furono emanate norme provvisorie per l'amministrazione dei Comuni e delle Province.9 Il decreto legge del 1944 abrogava le disposizioni precedenti e per quanto riguarda la Provincia (art. 4), affidava la sua amministrazione ad un presidente e ad una Deputazione Provinciale nominata dal prefetto, confermando le competenze previste dal Testo Unico del 1915.10  Successivamente con la legge dell'8 marzo 1951, n. 122, fu ristabilito nelle Province il sistema elettivo e ricostituiti i tre organi (Consiglio, Giunta e Presidente della Giunta) che la Provincia aveva sempre avuto, escluso per il periodo fascista.

 

L'istituzione della Provincia di Terni

L'assetto istituzionale dell'Umbria contemporanea si può far risalire ai provvedimenti presi dal commissario generale straordinario per le Province dell'Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli, nei pochi mesi del suo governo provvisorio (settembre - dicembre 1860) e soprattutto al decreto 15 dicembre 1860, n. 197.11 Con questa disposizione si costituiva la “Provincia dell'Umbria”, antica circoscrizione con Perugia capoluogo, formata dalle Delegazioni pontificie di Perugia, Spoleto, Rieti, Orvieto, articolate al loro interno in Distretti e in Governi, e dal mandamento di Gubbio, sottratto alla Delegazione di Urbino e Pesaro, in cambio del mandamento di Visso, ceduto a Camerino. Il Pepoli aveva deciso inizialmente di cambiare solo di nome le strutture pontificie: così i sei Distretti di Perugia, Spoleto, Foligno, Rieti, Terni e Orvieto erano diventati Circondari e i trentuno Governi, Mandamenti. La base territoriale così delineata rispecchiava quella dell'ultimo riparto pontificio del 1853. E per quanto il Pepoli ritenesse eccessivo il frazionamento in 176 comuni e 147 appodiati, non aveva osato intervenire nemmeno su questi ultimi, che erano dei piccoli centri dotati di un minimo di autonomia.12 Egli era infatti consapevole della portata e dell'impopolarità del decreto con cui nasceva la Provincia dell'Umbria, in ordine al quale le polemiche sarebbero continuate sul piano politico per anni, alimentando uno spiacevole attrito tra le diverse parti della nuova Provincia.
Si era costituita così una circoscrizione territoriale che secondo i dati del censimento del 1861 aveva una superficie complessiva di 9.709 kmq, con una popolazione di 513.019 unità e una densità media di 52,83 abitanti per kmq.
Nel nuovo ordinamento unitario, l'azione degli amministratori umbri, sulla base delle direttive governative, fu volta a sopprimere quelle realtà che non possedessero i requisiti per essere considerate vitali.13
Nel suo insieme, può dirsi che l'Umbria seppe resistere alle spinte che avrebbero aumentato la frammentazione del territorio a scapito dell'efficienza amministrativa. A fronte di circa 180 istanze, infatti, prodotte nel sessantennio successivo all'unità, le uniche modifiche ammesse (dal Consiglio Provinciale, che aveva poteri consultivi in materia) furono quelle relative alla soppressione di ventiquattro piccoli comuni, nel chiaro intento di contenere la spesa pubblica. Per la prima volta, nella sua storia, si sancisce l'autonomia di Terni e del suo territorio da Spoleto. è questo il frutto di una funzione economicamente più attiva assunta da Terni nel corso della prima metà dell'ottocento, che andrà rafforzandosi dopo il 1880 con la localizzazione nel territorio comunale della grande industria.14 In sostanza nel circondario di Terni venivano posti i comuni e gli appodiati che nel 1853 figuravano nei governi di Terni, Narni e Amelia, divenuti capoluoghi di mandamento; Ferentillo restava nel circondario di Spoleto e solo nel 1896 sarà aggregato a quello di Terni.15 Una volta consolidato lo Stato unitario, si andarono rarefacendo le proposte di modifica dei confini provinciali, che si erano manifestate invece con una certa frequenza tra il 1862 e il 1894, ma il fenomeno si mantenne vivo a livello comunale: numerose frazioni chiedevano infatti di cambiare comune di appartenenza, mentre venivano rinviati i progetti di legge miranti a una revisione complessiva delle circoscrizioni amministrative.
Ci volle il regime fascista per apportare quelle modifiche territoriali e istituzionali che lo Stato liberale aveva sempre rinviato, timoroso di mettere in discussione l'equilibrio raggiunto nel sessantennio post-unitario. Con la separazione del circondario di Rieti, con i suoi cinquantacinque comuni nel 1923, e la costituzione della Provincia di Terni nel 1927, si giunse ad una ridefinizione della struttura amministrativa destinata a durare fino ad oggi.16 A questa determinazione aveva portato un lungo processo che si era attivato all'inizio degli anni venti. Infatti nella settima adunanza consiliare del 18 marzo 1921, il Consiglio Comunale di Terni all'unanimità aveva deliberato di adottare e far propria la relazione della Giunta, facendo voti al governo di tenere nella debita considerazione “le giuste aspirazioni dell'Umbria meridionale”.17 Nella sua relazione, la Giunta aveva affrontato il problema della ripartizione dell'Umbria in due province con ricchezza di argomenti e serenità di giudizi. Il tema era vecchio e trattato sempre fra polemiche, rancori e ostilità.

L'Umbria se non la più vasta per superficie chilometrica e per popolazione - si sosteneva - è certo una delle più vaste province d'Italia e, come tale, risente tutti i danni, tutti i disagi che da questa sua speciale condizione giornalmente derivano e in special modo per la posizione soverchiamente eccentrica del suo capoluogo ove naturalmente ha sede la Prefettura e tutti gli organi distaccati del potere centrale.18

Si sottolineava che da questo stato di cose derivavano conseguenze negative come il distacco delle strutture dello Stato incapaci di intendere i bisogni di territori vasti e di popolazioni diverse; tempi eccessivamente lunghi per l'esame delle pratiche degli Enti locali; aggravio di costi con l'istituzione e il funzionamento di sottoprefetture dislocate sul territorio. Terni, sosteneva l'iniziativa come centro promotore di una azione dai benefici effetti sul territorio circostante e nel luglio del 1923 la Giunta e il Consiglio Comunale riproponevano l'istituzione della seconda provincia umbra, accennando esplicitamente alle due realtà di Taranto e La Spezia, elevate a province in quell'anno.19

Ostile al progetto separatista era il nuovo prefetto di Perugia Mormino, titolare dell'incarico dal 1923 al 1928.20  Egli riteneva che non avessero consistenza le questioni della lontananza di alcune località dal capoluogo provinciale, specialmente dopo lo smembramento di Rieti che nello stesso anno fu accorpato alla Provincia di Roma e dopo la concessione di maggiore autonomia alle Prefetture.21 Inoltre, Spoleto “in cui era ancora vivo il dolore pel trasferimento del Tribunale a Terni” non avrebbe sopportato l'aggregazione a Terni, mentre Perugia non avrebbe accettato la separazione di parte del suo territorio provinciale”. Il prefetto concludeva:

è
allora il caso di domandarsi: a quale scopo si dovrebbe adottare l'eccezionale provvedimento, se esso dovesse dispiacere a tanta parte dell'attuale Provincia e dar luogo a strascichi dannosi nei riguardi politici ed amministrativi, senza che una vera e urgente necessità d'ordine generale lo consigli e lo giustifichi? Ben considerata la questione da tutti i lati io mi son dovuto convincere che, almeno nel momento attuale, il provvedimento invocato dalla città di Terni non potrebbe che riuscire dannoso alla tranquillità della provincia, mentre non sarebbe indispensabile al miglioramento della funzione amministrativa.22

Nel 1925, la “Pro-Orvieto”, un'associazione locale che aveva lo scopo di tutelare gli interessi orvietani, riprendeva l'agitazione per il distacco di Orvieto dalla Provincia di Perugia e l'aggregazione a quella di Roma.

Le cause reali che hanno determinato il movimento separatistico devono ricercarsi principalmente nel fatto che in passato gli interessi di questo circondario furono trascurati dalla provincia di guisa che questa popolazione si sentiva e si sente moralmente poco attaccata al capoluogo e materialmente da esso del tutto distaccata specie a motivo della mancanza di adeguate comunicazioni. Dopo la soppressione del Tribunale la popolazione non solo ha constatato gli innumerevoli inconvenienti derivanti dal nuovo assetto giudiziario ma ha avuto la reale sensazione della condizione sempre più critica che a questo circondario sarà inesorabilmente e fatalmente creata in avvenire se ad esso non si daranno le condizioni indispensabili per vivere e sopravvivere ad eventuali nuove riforme.23

Contemporaneamente si riaccendeva la campagna per la creazione della Provincia di Terni.

Terni è giunta ultima. Al momento dell'annessione al Regno d'Italia, essa, modesta cittadina di provincia, non aveva pretese incompatibili con la preminenza degli altri centri più importanti. A mano a mano, però, che la ricchezza delle sue acque ha aumentato il magnifico sviluppo industriale ed economico della sua zona ed ha fatto di una modesta cittadina uno degli importanti centri industriali d'Italia, anche Terni ha cominciato a far sentire la sua voce. Così ha potuto in primo luogo soddisfare l'aspirazione di essere elevata a sede del tribunale, acuendo le ostilità di Spoleto, che se ne è vista privata a favore della sua fortunata rivale, ed anche Orvieto che in primo tempo, dopo la soppressione del suo Tribunale, fu aggregata a quello di Terni.24

In una lettera del 28 novembre, il prefetto Mormino sosteneva che l'agitazione era fittizia e artificiale, in quanto si tratta di movimenti non sentiti dalle popolazioni, che lavorano e producono, senza curarsi di provvedimenti che non avrebbero nessun utile per loro, ma che forse, apporterebbero qualche maggiore aggravio per le maggiori spese inerenti al funzionamento dei nuovi uffici, Mormino aggiungeva che

Terni è il centro di produzione, ma gli affari si svolgono in altri luoghi, tanto che anche la maggior parte dei grandi istituti bancari non ha sentito la necessità di impiantare colà delle filiali. A Roma, fra l'altro risiedono i consigli di amministrazione della [Società] Terni e di altre importanti aziende. Non si riesce, pertanto, da contraddittori a comprendere in che cosa la elevazione a capoluogo di provincia e la formazione di una nuova circoscrizione potrebbe giovare allo sviluppo di una città, che deve la sua grandezza non all'accentramento burocratico, non al commercio ed agli affari, ma quasi essenzialmente alla produzione, in virtù di energie e di risorse locali che nessun ufficio e nessun cambiamento di rango potrebbero togliere ed aumentare.25

Se tuttavia tra la fine del 1925 e gli inizi del 1926 ancora si discuteva se e come costruire la nuova Provincia, nel corso del 1926 il dibattito subiva un'accelerazione. Si completava un percorso iniziato alla fine del 1925 con la costituzione del Governatorato di Roma e il Governo Speciale di Napoli, proseguito con l'istituzione del podestà e delle consulte municipali, non più elettivi ma diretta espressione di nomina prefettizia, ossia diretta espressione del potere centrale, dapprima nei comuni con meno di 5.000 abitanti (febbraio 1926) poi anche negli altri (giugno 1927), infine con l'istituzione nelle Province, nel 1928, dei Presidi e del Rettorato, nominati anche questi dalle autorità prefettizie.26 Insomma, si specifica e si articola sul piano istituzionale “la spinta del primo fascismo che mirava essenzialmente a estendere alla periferia il potere conquistato al centro”.27 La questione della nuova Provincia nell'Umbria meridionale si pose dunque in questo quadro. Erano notevoli, dal punto di vista del governo i vantaggi che la sua istituzione avrebbe indotto:

In primo luogo, si sarebbe limitato il potere del fascismo perugino; in secondo luogo si sarebbero tacitati attraverso tale contropartita i ceti dirigenti ternani sacrificati agli interessi della grande impresa. A tali motivazioni, tutte interne agli equilibri politici, economici e istituzionali, se ne aggiungeva un'altra: la necessità di modificare la composizione sociale della città caratterizzata nettamente dalla presenza operaia, dato questo che la rendeva potenzialmente reattiva a forme di sovversivismo e di opposizione al regime.28

Nel 1926, il prefetto Mormino, di fronte all'inevitabilità della seconda Provincia, proponeva che questa venisse formata dai circondari di Rieti e di Terni, da alcuni comuni della Valnerina (Preci, Norcia, Vallo di Nera, Sant'Anatolia di Narco, Paggiodomo, Scheggino, Monteleone di Spoleto) e dai comuni di Visso (Macerata), Leonessa (L'Aquila), Orte (Roma). Per Perugia si riteneva opportuno che venissero aggregati alla provincia ormai ridefinita San Sepolcro, Anghiari, Monterchi, Santa Maria Tiberina (Arezzo), Chiusi (Siena) e i comuni laziali di Bolsena, Bagnorea, Acquapendente, Lubriano, Castiglione in Teverina, Graggiano, Civitella d'Agliano, San Michele in Teverina. Questa soluzione non risultò vincente poiché Rieti riuscì a divenire essa stessa provincia e ad aggregarsi un gruppo di comuni della Provincia dell'Aquila. I comuni della Valnerina: Cascia, Norcia, Preci, Sant'Anatolia di Narco, Scheggino e Vallo di Nera,29 dapprima richiesero l'aggregazione a Terni, successivamente, tranne Norcia, si opposero ad essa e optarono per rimanere legati a Spoleto, nella Provincia di Perugia. La scelta fu allora di unire il circondario di Orvieto, che aveva già manifestato intenzioni “separatiste” da Perugia, alla nuova realtà amministrativa. Alla fine del 1926 vennero aggregati al comune di Terni: Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Torre Orsina, Stroncone e Piediluco. Il 2 gennaio 1927 un decreto istituiva ufficialmente la nuova Provincia.
Il provvedimento creava altre sedici province tra cui quelle di Viterbo e di Rieti, organismi in tutto funzionali alla politica del governo fascista.
Le vicende istituzionali della Provincia di Terni, dalla sua istituzione fino agli anni cinquanta, furono caratterizzate dal susseguirsi di vari organismi: una Commissione Straordinaria, fu costituita il 18 gennaio 1927, dopo essere stata nominata con decreto 12 corrente dal prefetto Michele Internicola, al quale venne affidato l'incarico di amministrare il nuovo ente.30 Successivamente, un commissario straordinario, nella persona di Gustavo Stravino, nonché viceprefetto di Terni, restò in carica fino al 28 aprile 1929, quando si insediò un Rettorato operante fino al 1943. Primo preside nominato nel maggio 1929 fu Ascanio Marchini. Le funzioni di questo organismo furono interrotte, a causa di disfunzioni amministrative,31 dal gennaio al novembre 1936, periodo in cui operò un commissario straordinario, il viceprefetto Giuseppe Grimaldi. Anche nei difficili momenti della guerra, la macchina amministrativa s'inceppò più di una volta e la gestione della Provincia, dal 1943 al 1944, fu affidata ai commissari Lorenzo Morelli, Girolamo Misciattelli e Piero Tentoni. Fu appunto nell'agosto del 1943 e precisamente con il regio decreto legge 2 agosto 1943, n. 704, relativo alla soppressione del Partito Fascista, che si stabilì la decadenza dei suoi rappresentanti in seno agli organi degli enti pubblici. Dopo la liberazione di Terni da parte delle truppe alleate, fu istituita la Deputazione Provinciale che operò fino al 1952.
Questi anni rappresentano l'inizio di una nuova fase amministrativa, che trovò validi rappresentanti in esponenti socialisti come l'avvocato Piero Tentoni, che nell'ottobre 1944 fu nominato presidente della Deputazione Provinciale.
La legge 8 marzo 1951, n. 122, ripristinò le regolari elezioni del Consiglio Provinciale a cui seguì la Giunta, che sostituì la Deputazione Provinciale. Nel 1952 e 1953, tali organi, presieduti dal presidente Rutilio Robusti, cominciarono la loro attività, documentata dall'archivio fino agli anni settanta.
La Provincia di Terni fu costituita con il territorio del soppresso circondario di Orvieto (Allerona, Castelgiorgio, Castelviscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d'Orvieto, Parrano, Porano, San Venanzo, San Vito in Monte) da cui furono staccati i comuni della Città di Pieve, Paciano e Piegaro, rimasti alla provincia di Perugia e con i venticinque comuni facenti già parte del circondario di Terni: Acquasparta, Alviano, Amelia, Arrone, Attigliano, Baschi, Calvi dell'Umbria, Cesi, Collescipoli, Collestatte, Ferentillo, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Montefranco, Narni, Otricoli, Papigno, Penna in Teverina, Piediluco, Polino, Sangemini, Stroncone, Terni e Torre Orsina. Lo stesso regio decreto legge 2 gennaio 1927 ridusse i trentotto comuni della provincia di Terni a trentuno mediante l'aggregazione dei sette comuni di Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco, Stroncone e Torre Orsina al comune di Terni. Da questo momento fino al 1975, nella provincia di Terni si realizzarono notevoli variazioni territoriali tra cui:
1)  il distacco delle frazioni di Macerino e Parrano dal Comune di Acquasparta, e loro aggregazione al comune di Terni (RD 12 maggio 1927, n. 813);
2)  il distacco della frazione di Frattaguida dal comune di Montegabbione e sua aggregazione al comune di Parrano (RD 11 dicembre 1927, n. 2570);
3)  il distacco delle frazioni di Macerino e Portaria dal comune di Terni e loro aggregazione al comune di Acquasparta (RD 3 gennaio 1929, n. 57);
4)  l'aggregazione al comune di Sangemini di una zona del territorio del comune di Terni (RD 11 febbraio 1929, n. 373);
5)  il distacco di Stroncone dal comune di Terni e sua costituzione a comune (RDLP 20 agosto 1947, n. 907);
6)  il distacco di Montecchio dal comune di Baschi e sua costituzione a comune (DL 6 marzo 1948).
7)  Avigliano Umbro formato dai territori delle frazioni di Toscolano, Dunarobba, Sismano, Santa Restituta e Avigliano Umbro, sottratte al vicino comune di Montecastrilli (legge regionale n. 20 del 1975).32 
Oggi la provincia di Terni comprende trentatre comuni e precisamente: Acquasparta, Allerona, Alviano, Amelia, Arrone, Attigliano, Baschi, Calvi dell'Umbria, Castelgiorgio, Castelviscardo, Fabro, Ferentillo, Ficulle, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Montecchio, Montefranco, Montegabbione, Monteleone d'Orvieto, Narni, Orvieto, Otricoli, Parrano, Penna in Teverina, Polino, Porano, Sangemini, San Venanzo, Stroncone e Avigliano Umbro.


L'archivio della Provincia di Terni

Come è ormai consolidato dalla disciplina archivistica, l'archivio riflette la storia dell'istituzione che lo ha prodotto: esso non è fonte storica solo per le informazioni che tramanda, ma anche perché, mediante i rapporti significativi che si possono istituire tra le varie serie che lo compongono, consente di conoscere l'istituzione che operava nella società, i suoi condizionamenti, le sue finalità e i modi in cui di fatto si adoperava. Così è anche per l'archivio della Provincia di Terni, depositato in due momenti successivi presso l'Archivio di Stato di Terni.
Nel 1984, a seguito della delibera n. 828 del 25 agosto 1981, fu affidato all'Archivio di Stato un consistente nucleo di documentazione a cui ha fatto seguito nel corso del 2002 un secondo deposito di un nucleo di atti che in buona parte integrano quelli già consegnati. Complessivamente la documentazione della Provincia consta di 1.832 pezzi tra buste e registri. 
Il presente inventario considera entrambi i depositi.
La documentazione depositata è risultata di notevole importanza, sia per le competenze istituzionali e facoltative che l'ordinamento statale attribuiva alla provincia, sia per i limiti cronologici delle carte che contengono, atti relativi, per alcune serie, al periodo antecedente il 1927, quando Terni faceva parte della Provincia dell'Umbria.
La documentazione del primo deposito era corredata di un elenco su cui erano indicati: “Classifica, oggetto, estremi cronologici e consistenza archivistica”. In effetti, il materiale era registrato in maniera disordinata, con indicazioni cronologiche non sempre esatte e non rispettose dell'ordine delle categorie, per cui nella fase di schedatura, si è fatto riferimento ad esso esclusivamente per verificarne la corrispondenza con quanto realmente depositato.
Non è stato facile riordinare le carte dell'Amministrazione provinciale, rispettando la struttura originaria dell'archivio e al tempo stesso esporre in modo chiaro e scientificamente corretto l'inventario.
Il riordinamento è stato assolutamente rispettoso delle tipologie, caratteristiche strutturali e documentarie dell'archivio permettendo così lo scarto di parte della documentazione appartenente alla categoria Finanza consistente in bollettari, quietanze, reversali bancarie, minute di conteggi, regolarmente soggetti alla selezione che non era stata espletata al momento del primo deposito.
Tutta la documentazione è stata ricondotta nelle linee fissate dal titolario.
Il materiale relativo al primo deposito è composto di 1.690 pezzi, che coprono un arco cronologico che dal 1927 arriva al 1976 con precedenti che risalgono al 1875. Il secondo nucleo consta di 142 buste (con documentazione che dal 1927 giunge al 1979), di cui soltanto una, relativa alle licenze e concessioni stradali della Flaminia, possiede carte dal 1870.
La documentazione inventariata, relativa al primo deposito, risulta divisa in due parti. La prima, priva di classifica originaria, consta di quattro serie:
- Delibere originali (1927-1950).
- Copie delle delibere (1944-1970).
- Contratti (1875-1950).
- Protocolli della corrispondenza (1943-1971).
Tale progressione, realizzata in fase di riordinamento, rispetta i criteri di disposizione del materiale archivistico espressi nella circolare del Ministero dell'Interno n. 39/1966, Direzione Generale degli Archivi di Stato.33

Particolare rilievo ha la serie delle Delibere originali (1927-1950) che rilegate in 45 registri, documentano l'attività della Commissione Straordinaria,34 del preside,35 del Rettorato36 e della Deputazione Provinciale,37 ripristinata quest'ultima con regio decreto 4 aprile 1944, n. 111, e nominata dal prefetto Umberto Gerlo38 con proprio decreto del 28 settembre 1944.39 
Le varie deliberazioni risultano redatte in maniera sintetica e in esse si nota chiaramente l'assenza di conflittualità tra i membri intervenuti. Attraverso esse si evince il ruolo amministrativo della Provincia, funzionale alla politica accentratrice del fascismo, attuata attraverso la nomina di nobili, professionisti e grossi proprietari terrieri come il conte Claudio Faina,40 il marchese Girolamo Misciattelli41 e il conte Cesare Pressio Colonnese42 che restò alla guida dell'ente fino all'inizio del 1934, quando diventò preside il marchese Mariano Cittadini Cesi nella cui casa era stato fondato il Fascio della città.
Sfogliando questi voluminosi registri si evincono i temi centrali della pianificazione provinciale: la realizzazione di grandi edifici pubblici, come il nuovo Palazzo del Governo, la sistemazione degli uffici della Prefettura e della Questura e l'istituzione del Consorzio Antitubercolare, nato per la creazione di istituti di cura e dispensari antitubercolari e in genere per la manifestazione delle diverse forme di attività dirette a combattere la diffusione della tubercolosi.
La politica assistenziale dell'Amministrazione si manifestò anche attraverso finanziamenti periodici a favore dell'Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell'Infanzia, dei Balilla, di un circolo culturale fascista, del campeggio per gli avanguardisti, del concorso ginnico delle piccole e giovani italiane, dei “dementi tranquilli poveri sussidiati” a domicilio e con provvedimenti a favore del personale, per l'incremento demografico e con premi dotali diretti alla regolarizzazione di unioni illegittime.
Una consistente serie di delibere è dedicata al rinnovamento e alla meccanizzazione delle tecniche agricole, interesse che può essere letto come “contrapposizione alla dimensione industriale di Terni che l'istituzione della Provincia, nelle intenzioni del fascismo doveva attenuare”.43
Furono inoltrate richieste di revisione delle circoscrizioni territoriali da parte dei Comuni di Stroncone, Magliano Sabina, Allerona, Fabro, Portaria e Acquasparta. L'unica modifica che venne approvata fu quella della circoscrizione comunale di Orvieto, per consentire alla città di accogliere nel suo territorio un aeroporto voluto dal Ministero dell'Aeronautica, che altrimenti sarebbe rimasto compreso nei comuni di Castelgiorgio e Castelviscardo.
Fin dai primi momenti di vita, l'ente si trovò ad affrontare due rilevanti questioni. La prima riguardava la separazione patrimoniale della vecchia Provincia dell'Umbria che arrivò a coinvolgere anche il Consorzio per il servizio manicomiale, trascinandosi nei verbali delle delibere fino a tutti gli anni quaranta. La seconda questione riguardava il rapporto tra la Provincia e la Società Terni per la costituzione del Consorzio del Velino, questione che però non venne risolta e fu lasciata all'amministrazione eletta nel 1952.44
La serie delle delibere originali del dopoguerra è ancora presso l'ente, ciò non di meno, ugualmente importanti per i ricercatori sono le Copie delle delibere (1944-1970): raccolte in cinquanta cartelle testimoniano l'attività della ricostituita Deputazione Provinciale,45 della Giunta Provinciale46 e del Consiglio Provinciale.47
Gli anni 1944-1948 videro l'affermarsi di anziani esponenti socialisti come l'avvocato Piero Tentoni, che nell'ottobre del 1944 venne nominato capo della Provincia, dapprima con il titolo di commissario straordinario e poi di presidente della Deputazione. Il 9 maggio 1945, dopo la sua morte, il prefetto nominò l'avvocato Arduino Pellegrini, anch'egli socialista.
Il 25 maggio 1952 si votò per la prima volta dopo l'istituzione dell'ente. Il primo presidente della Provincia democraticamente eletto fu il socialista Rutilio Robusti, che ricoprì questo incarico fino al 196048 quando gli successe un altro socialista, Fabio Fiorelli.49
A differenza dei sintetici verbali del periodo fascista, le numerose deliberazioni di questa serie sono state redatte in maniera ampia, non tralasciando nulla, neanche i piccoli conflitti che spesso si creavano tra gli intervenuti.
Il Consiglio Provinciale acquistò sempre più chiara coscienza della sua autonomia politica ed amministrativa e soprattutto delle innumerevoli esigenze dei comuni e delle popolazioni. Infatti, come affermò Fabio Fiorelli:

fino al 1952 i settori di competenza della Provincia erano di scarsissimo rilievo politico e limitati alla manutenzione delle strade provinciali, ai servizi d'igiene e profilassi, all'assistenza dei malati di mente, delle madri nubili e dell'infanzia esposta all'abbandono. Facevano riferimento alla Provincia il Consorzio Provinciale Antitubercolare e l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Dal 1952 al 1970 la ricostruita amministrazione democratica della Provincia svolse un ruolo fondamentale nella vita politica, economica e sociale dell'Umbria, preparando le basi unitarie per l'avvento della Regione. I problemi della viabilità, del turismo, della sanità e dell'edilizia scolastica furono affrontati dalla Provincia di Terni secondo un'ottica programmatoria che, prendendo a riferimento le esigenze reali, individuava le soluzioni di breve, medio e lungo termine.50

I settori che richiamarono maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione Provinciale furono quelli delle Opere pubbliche e dell'Assistenza e Beneficenza. Del resto i danni provocati dalla guerra andavano affrontati e in primo luogo vennero restaurate le strade, ricostruiti i ponti, le case cantoniere e i muri di sostegno rovinati dai bombardamenti e dal passaggio degli eserciti.
Anche l'edilizia sanitaria fu presa in considerazione dall'ente che, in attesa del nuovo ospedale e della realizzazione di un sanatorio, procedette all'adattamento dell'ex caserma dell'Annunziata. Riprese a funzionare il Centro Antirabbico Provinciale, che cominciò la sua attività nel 1942 e la potenziò durante gli ultimi anni della guerra. Di particolare rilievo fu l'inaugurazione nel 1959 del Centro Provinciale di Sanità che raccolse tutti i servizi sanitari e attraverso cui la Provincia intendeva iniziare un'opportuna azione nel settore della medicina preventiva e della profilassi in genere.51
Dalla lettura di questa serie si evince anche il notevole impegno della Provincia nei confronti dell'edilizia scolastica che si manifestò dopo gli anni cinquanta attraverso l'adattamento dell'ex clinica Salus a sede del Provveditorato agli Studi e la manutenzione ordinaria di caserme e scuole.
Superata l'emergenza del dopoguerra, l'Amministrazione Provinciale promosse iniziative per pervenire a un soddisfacente livello di sviluppo economico e sociale. In questo ambito, attraverso le delibere, è possibile ricostruire il sorgere del Consorzio delle Marmore che aveva come scopo la valorizzazione turistica della Cascata delle Marmore e del lago di Piediluco. Con l'obiettivo di farne uno dei capisaldi per la valorizzazione turistica della zona, nel 1962 venne acquistata villa Franchetti, l'attuale Villalago.52
Altra serie di grande interesse è quella dei Contratti (1875-1950) che, rilegati in 36 registri, ricchi di dettagli e di disegni tecnici, si prestano ad un gran numero di ricerche su temi diversi: patrimoniali, finanziari, sanitari, urbanistici e permettono di ricostruire particolari e curiosità che spesso non sono più riscontrabili nella realtà attuale. è l'unica serie che comprende documentazione dal 1875 e in cui si può cogliere quindi la trasformazione dell'Umbria dalla sua iniziale condizione di regione con unica provincia alla successiva suddivisione nel 1927, nei due enti di Terni e Perugia. Tale trasformazione appare evidente dal numero di repertorio progressivo della documentazione che subisce un resettaggio proprio all'anno 1927.
Di particolare rilievo in questa documentazione è il gran numero di contratti relativi al “Riattamento della ex caserma dell'Annunziata a sede provvisoria dell'ospedale”, la cui direzione dei lavori fu assunta dall'Ufficio Tecnico provinciale.
La seconda parte dell'inventario del primo deposito è costitui-ta dal carteggio, ordinato seguendo la successione del titolario che risulta diviso in titoli individuati in progressione numerica, a loro volta partiti in singole categorie. Dei nove titoli, soltanto sette sono stati depositati nel 1984 presso l'Archivio di Stato: Amministrazione, Finanza, Istruzione, Beneficenza e Assistenza, Pubblica Sicurezza, Opere Pubbliche e Agricoltura-Industria-Commercio.53 Gli altri due titoli riportati sulla “Pianta dell'Archivio”54, Igiene e profilassi e Miscellanea, sono stati depositati di recente.
Le cinquantotto buste relative all'Amministrazione (1927-1970), sono ricche di documentazione costituita dalle sedute del Consiglio e Giunta Provinciale (1952-1970), dalle adunanze del Rettorato (1938-1940) e dagli ordini del giorno delle sedute della Deputazione Provinciale (1946-1952), che peraltro risultano anche dai verbali delle Delibere originali e dalla serie Copie delle delibere. In questo settore è inclusa la gestione del personale ed è testimoniata l'attività di epurazione, in applicazione del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1944, n. 159, attraverso cui vennero sospesi dal servizio circa dieci dipendenti.55
La documentazione del secondo deposito evidenzia manifestazioni volute dal duce ad “esaltazione della stirpe” nella “Giornata della Madre e del Fanciullo”, in cui il servizio di “Assistenza Sociale di Fabbrica” della Confederazione Fascista degli Industriali distribuì corredini, indumenti e lettini ai figli di operai occupati nelle aziende della provincia e consegnò i premi alle tre coppie più giovani e prolifiche prescelte tra gli appartenenti all'Unione Fascista Famiglie Numerose della nostra provincia.56
Attraverso la cospicua sezione della Finanza (1927-1974), composta di ben duecentotrentacinque pezzi, viene documentata l'attività inerente il patrimonio e la gestione finanziaria dell'Amministrazione Provinciale. Essa raccoglie documentazione relativa a: Partitari entrate (1942-1967), Partitari uscite (1942-1967), Residui attivi (1942-1964), Residui passivi (1942-1967), Sussidi illegittimi (1944-1950), Ricovero dementi (1946-1955), Bilanci (1938-1970), Acquisti (1938-1969), Affitti (1926-1962), Cassa (1937-1956), Tassa di circolazione (1927-1974), Imposte varie (1930-1964) e Contributi (1927-1974). Tra questi ultimi emergono quelli a favore di manifestazioni sportive, concerti bandistici e doni alle lotterie. Molto spesso infatti le varie associazioni organizzavano lotterie e chiedevano all'Amministrazione Provinciale di acquistare un “congruo” numero di biglietti per far fronte alle continue richieste di sussidi ed assistenza.
Il cespite principale su cui si fondavano le finanze della Provincia erano le sovrimposte fondiarie. Di queste, quella che aveva realizzato un gettito sicuro e largo fu la sovrimposta sui terreni, mentre l'addizionale all'imposta comunale sulle industrie commerci, arti e professioni, nonostante l'importante complesso industriale di Terni, aveva dato un gettito modesto, sia perché le aliquote dovevano essere contenute nei normali limiti, sia perché molta parte del reddito prodotto veniva attribuito ai grandi centri dove avevano sede le società proprietarie delle industrie.57

Per assicurare il normale funzionamento dei servizi, l'Amministrazione fu costretta a ricorrere ad anticipazioni da parte del cassiere che indussero lo Stato ad imporre il pareggio del bilancio con la contrattazione annuale dei mutui passivi. Numerose carte evidenziano la grande preoccupazione dei dirigenti dell'ente che, in questa dinamica individuarono il rischio di collasso per l'amministrazione:

seguitando così, fra poco ci troveremo ad avere impegnata tutta la sovrimposta fondiaria per l'ammortamento di mutui contratti a pareggio dei bilanci, dimodochè non avremo più alcuna possibilità di ottenere prestiti per finanziare opere pubbliche straordinarie, l'istituzione di nuovi servizi e il miglioramento di quelli esistenti.58

La ripartizione delle spese effettive, risultante dai bilanci del dopoguerra, confermò l'impegno dell'Amministrazione Provinciale nei confronti dei settori delle Opere pubbliche e Beneficenza.
Nelle poche buste del secondo deposito vengono presi in considerazione la sistemazione di partite arretrate con la Provincia di Perugia e col Consorzio Umbro per i Servizi Psichiatrici e i pensionati dell'ex Provincia dell'Umbria.59
Per quanto riguarda l'istruzione, è opportuno dire che la riforma Gentile del 1923, aveva modificato profondamente i rapporti fra gli enti locali e il sistema scolastico, trasferendo dal Comune alla Provincia ogni peso e responsabilità per il funzionamento degli Istituti tecnici e scientifici.60 Infatti, nella categoria Istruzione (1935-1976), composta di 32 buste, è documentata l'attività provinciale prevista dagli articoli 97, 100 e 103 del regio decreto 6 maggio 1923, n. 1054, inerente l'Istituto Tecnico Industriale e annessa Scuola Tecnica Industriale “Benedetto Brin”, il Liceo Scientifico Statale, l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Federico Cesi” e la Sezione staccata dell'Istituto Tecnico “Federico Cesi” di Amelia. Tale attività si può riassumere in: assegnazione del personale di segreteria, degli assistenti, dei bidelli; manutenzione, arredamento e distribuzione dei locali; erogazione del materiale scientifico e didattico.
L'ente contribuì anche alla dotazione dei gabinetti scientifici61 e all'allestimento di spazi estivi, come nel caso dell'acquisto di un fabbricato a Igea Marina per allestirvi una colonia.62
Di particolare rilievo in questa serie sono le numerose riviste, periodici e pubblicazioni incluse nella biblioteca che, spaziando dal diritto, all'ingegneria, alla pesca, ai lavori pubblici, all'economia e alla casa cantoniera, offrono un largo ventaglio di possibili ricerche.
Notevole importanza rivestono i documenti del secondo deposito che mostrano un'attività provinciale volta ad istituire borse di studio a favore di studenti meritevoli e in particolare di quelli che frequentavano l'Istituto Tecnico Agrario Statale “Augusto Ciuffelli” di Todi, per incoraggiarne l'inserimento in un settore economico particolarmente depresso.63
Molto interessanti sono anche le buste relative alla Scuola Statale Speciale Psicopedagogica che venne istituita a Terni nel 1959, su iniziativa della Provincia e del Comune di Terni, con lo scopo di effettuare il recupero anche parziale dei minori affetti da anomalie psichiche.64
La categoria Assistenza e Beneficenza (1927-1974) rappresenta con le sue centosessantasei buste uno dei settori più cospicui dell'archivio. Infermi di mente, ciechi, sordomuti, illegittimi esposti all'abbandono, illegittimi riconosciuti dalla madre, sono titolari di un gran numero di fascicoli, le cui informazioni si prestano a studi socio-economici, sanitari e familiari. Interessante è l'uso di espressioni diverse quali “malati di mente”, “deficienti”, “dementi”, “dementi innocui”, usate dagli archivisti per schedare migliaia di “infermi di mente”, senza far riferimento a specifiche categorie mediche. Ampia corrispondenza fu prodotta anche intorno al ricovero e alla cura degli infermi di mente grazie ai difficili rapporti che si determinarono tra le due Province di Terni e Perugia. Prima del 1927, infatti, operavano l'ospedale psichiatrico di Santa Margherita di Perugia e tre sezioni dislocate a Foligno, Spoleto, Città di Castello. Il Consorzio per il Servizio di Assistenza agli Infermi delle due Province di Perugia e Terni, istituito nel 1928, fu motivo di continui contrasti per gli oneri eccessivi che Terni lamentava di pagare. L'esperienza fu chiusa nel 1949 con il trasferimento dei malati ternani nelle strutture sanitarie di Siena, Rieti e Miano (Napoli). La questione fu comunque ripresa negli anni successivi con la creazione a Terni di un Reparto Provinciale d'Igiene e Profilassi mentale, trasformato nel 1963 in Centro d'Igiene Mentale, ispirato a nuove proposte di assistenza alternativa al ricovero, in linea con il movimento che portò alla chiusura dei manicomi.
Mentre di scarsa consistenza sono i carteggi concernenti l'assistenza all'infanzia, settore dove operavano tradizionalmente le opere pie,65 di ben altra rilevanza sono i fascicoli relativi ai minori illegittimi riconosciuti dalla sola madre. L'assistenza era prestata sotto forma di sussidio alle madri o agli “allevatori” o con ricoveri negli istituti. A quest'ultima forma di assistenza, per quanto eccezionale, come si legge in una relazione relativa agli anni 1945-1950, si ricorreva per ragioni di abbandono o di moralità, per permettere alle madri di dedicarsi a qualche proficuo lavoro.66
Tra le competenze svolte dalla Provincia, quelle classificate Pubblica Sicurezza sono raccolte in venti buste. Interessanti per studiare il sistema di protezione antiaerea67 organizzata sul territorio provinciale, queste carte sono utili anche per la ricostruzione delle vicende belliche e testimoniano l'operosità volta a sanare le gravi distruzioni che molte infrastrutture di pertinenza dell'ente subirono.68
Su questi aspetti, complementari sono i fascicoli relativi alle Opere pubbliche, settore dove più incisiva fu l'azione della Provincia come dimostrano le duecentotrentasei buste di documentazione che abbracciano un arco cronologico che va dal 1917 al 1979. L'area d'intervento spaziava infatti dalla costruzione e manutenzione di edifici quali quelli scolastici, sanitari, governativi, alle caserme, case cantoniere e quelli per i dipendenti. Erano comunque le strade a costituire motivo d'intensa attività, soprattutto per la difficoltà di gestire un settore sempre molto oneroso per le scarse forze finanziarie della Provincia.
è
possibile notare sfogliando l'inventario del secondo deposito, come superata l'emergenza del dopoguerra, l'attenzione degli amministratori si volse verso ambiti economici diversi come il turismo, per il cui sviluppo vennero impiegate risorse per il miglioramento della viabilità nella Val di Serra, lungo la ferrovia Terni-Spoleto. Nel 1955 venne sistemata la zona turistica presso la Cascata delle Marmore, con una strada di collegamento tra San Liberatore e Penna Rossa. Alla fine degli anni cinquanta, l'Amministrazione Provinciale ottenne dal Ministero del Lavoro la gestione della costruzione della strada panoramica a monte dell'abitato di Piediluco. Si cominciò anche a dare impulso alla valorizzazione dei beni culturali. Nel 1961 venne deliberato il progetto di scavo e di restauro del teatro di Carsulae,69 una delle più importanti opere archeologiche del territorio.
L'attenzione con cui gli organi provinciali hanno guardato le vicende economiche e sociali la si evince anche dai fascicoli della categoria Agricoltura-Industria-Commercio (1946-1976) che, soprattutto nelle 14 buste depositate nel 2002 rivelano la preoccupazione per la crisi industriale che coinvolgeva grandi imprese come la Società Terni, la Bosco, le Miniere di Morgnano, lo Jutificio Centurini, a superamento della quale furono impiegate risorse finanziarie che aggravarono la posizione debitoria dell'ente. Significativi sono anche i carteggi riguardanti studi, convegni, analisi della situazione economica del territorio che sollecitavano ad investire verso forme di sviluppo alternativo all'industria, ormai fonte di costanti crisi.70
Le 142 buste che costituiscono il secondo deposito, coprono un arco cronologico che va dal 1870, grazie alle Licenze e concessioni stradali, al 1980. Riguardano fascicoli facenti parte dei titoli 1, 2, 3, 4, 6 e 7 già in gran parte depositati e i titoli 8 e 9, rispettivamente Igiene e Profilassi e Miscellanea.
Di grande interesse sono le ventinove buste che documentano, dal 1932 al 1978, l'instancabile attività dei servizi sanitari provinciali. La Sezione Medico-Micrografica del Laboratorio d'Igiene e Profilassi, funzionava da centro di accertamento diagnostico per le malattie infettive e sociali; la Sezione Chimica, invece, svolgeva il servizio di “vigilanza igienica sulle sostanze alimentari e bevande, controllava gli acquedotti e forniva consulenze alla Sepral, alla Camera di Commercio e alle Autorità giudiziarie”.71 
Nei riguardi della profilassi delle malattie infettive, l'attività della Sezione Medico-Micrografica era rivolta all'accertamento sierologico ed emocolturale della più frequente malattia trasmissibile esistente in provincia (la febbre tifoide). I documenti attestano i frequenti esami “coprolopici” tesi all'isolamento del germe responsabile e la segregazione di alcuni “stipiti di salmonelle”, responsabili di forme gastrointestinali estive.
Notevole incremento si ebbe anche nella diagnostica istologica di tumori o di forme infiammatorie a cui collaborò il reparto chirurgia dell'ospedale civile di Narni.

La Sezione Chimica

ispezionò i due molini a cilindro esistenti nella provincia, i pastifici, qualche stabilimento enologico, le fabbriche di acque gassose, sciroppi, i pochi burrifici ed acetifici, nonché le sorgenti di acque minerali Sangemini e Amerino. Un incremento notevole subirono i prelevamenti di pane per effetto delle lagnanze verificatesi specialmente nel capoluogo, lagnanze determinate soprattutto da difetti di lievitazione e cottura del pane.72

Durante il periodo bellico, in essa confluì tutto il lavoro di analisi dei privati e degli enti assistenziali tra cui l'ospedale civile di Terni, che utilizzò il laboratorio fino al momento in cui cominciò a funzionare il “Gabinetto di analisi” annesso all'ospedale stesso.
Il medico provinciale sovrintendeva il Laboratorio e vigilava sui servizi sanitari del Consorzio Antitubercolare e della Federazione ONMI.73 La Provincia provvedeva anche ai servizi antitubercolari, menzionati nella legge 24 luglio 1919, n. 1389, e ai servizi per la cura antirabbica (RD 30 dicembre 1923, n. 2889).

Dalle carte dell'archivio storico della Provincia emerge nitida l'immagine di un'istituzione pienamente inserita sul territorio. Progetti, delibere, contratti, offrono quadri precisi di vita politica ed amministrativa locale, dove si concretizzano bisogni e aspirazioni di una popolazione sempre attiva. Le buste spesse e colme di documentazione su Beneficenza, Sanità, Istruzione, Opere pubbliche, raccontano la laboriosità del capoluogo e degli altri centri della provincia, rimandano immagini di maniche rimboccate a ricostruire dopo la tragedia dei bombardamenti, quelle più tranquille di ordinaria amministrazione e quelle di solidarietà nei confronti di infermi e dementi che abbisognavano di alimenti e medicine a cui si provvedeva con sussidi.
Sono molteplici le informazioni che possono essere desunte dall'imponente complesso documentario. Molti sono gli studi che si sono avvalsi di queste carte, a cominciare dal volume Dal decentramento all'autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997 con cui si sono concluse le celebrazioni per il settantesimo anniversario dell'istituzione della Provincia di Terni. Ciò non di meno ancora molti sono i campi d'indagine quasi inesplorati, che attraverso riscontri incrociati con altre fonti potrebbero essere arricchiti e completati. è questo il caso ad esempio della storia della salute a Terni, di cui pochissimi studiosi si sono occupati: spesso nell'ambito di un discorso più generale, solo raramente in riferimento a malattie professionali e all'inquinamento ambientale. Entrano in gioco così i ruoli degli enti, del Comune e della Provincia, che elargiscono benefici ed assistenza, il loro calarsi nella realtà ternana, il loro dialogare nello svolgimento delle proprie competenze che spesso trovavano i medesimi campi di applicazione, come nel caso dell'assistenza e beneficenza e della sanità-igiene.
Attraverso il Laboratorio d'Igiene e Profilassi, istituito negli anni trenta, l'attività sanitaria del Comune e della Provincia fu diretta all'accertamento sierologico ed emocolturale della più frequente malattia trasmissibile (la febbre tifoide) e all'isolamento del germe responsabile nonché alla vigilanza sull'igienicità delle sostanze alimentari e bevande.
Queste informazioni possono rappresentare dei punti di partenza di una ricerca documentaria che include numerosi quesiti relativi all'incidenza delle malattie, alla prevenzione ed igiene, alla vigilanza sanitaria e ai contributi assistenziali spettanti ai Comuni e alla Provincia, alla tutela dell'infanzia abbandonata, al modo in cui veniva reperito il denaro per realizzare opere di beneficenza, alle malattie infettive ed epidemie in genere, all'assistenza sanitaria domiciliare, ai sanatori e dispensari antitubercolari, alle associazioni di pronto soccorso e salvataggio.
Oggi più che mai quindi, si può dire che tali archivi, in quanto memoria del territorio e dell'azione umana esplicata su di esso, contribuiscono alla formazione di una corretta identità culturale come forma di conoscenza di sé e degli altri.

Avvertenze alla consultazione

L'inventario che qui si pubblica è stato realizzato seguendo questi criteri principali:
-    il numero d'inventario in grassetto è quello progressivo da 1 a 1.690 (I deposito) e da 1 a 142 (II deposito), e indica i registri e le buste che costituiscono il fondo;
-    per la serie Contratti, oltre al suddetto numero, sono indicati, in ordine progressivo da 1 a 1299, il numero del fascicolo presente all'interno della busta e il numero di repertorio indicato, quando presente;
-    nella serie Carteggio, accanto al numero d'inventario, è indicata la classifica, corrispondente al titolo, categoria e fascicolo, usati dall'Ente per la classificazione della documentazione stessa;
-     nell'inventario, il testo, quando è fra virgolette, corrisponde all'intitolazione originale delle carte.


1 Sul tema si rimanda all'ampia bibliografia cfr. in particolare: G. Astuti, L'unificazione amministrativa del Regno d'Italia, in “Atti del XL congresso di Storia del Risorgimento italiano”, Roma 1963, pp. 93-190; C. Ghisalberti, L'unificazione amministrativa del Regno d'Italia, in Contributi alla storia amministrativa preunitaria, Milano 1963, pp. 219-237; C. Pavone, Amministrazione centrale e amministrazione periferica da Rattazzi a Ricasoli (1859-1866), Milano 1964; E. Ragionieri, Politica e amministrazione nell'Italia unita, Bari 1967; R. Romanelli, Centralismo e autonomie in Storia dello Stato italiano dall'Unità ad oggi, a cura di R. Romanelli, Roma 1995.  
2
E. Gizzi, Lo svolgimento della legislazione comunale e provinciale, in Cento anni di amministrazione pubblica, n. speciale di “Amministrazione civile”, 1961, pp. 239-278; L. Giovenco, Il prefetto organo del governo nella Provincia, in Cento anni cit., pp. 219-238; Le province, a cura di A. Amorth, Vicenza 1968; A. Polsi, Comuni e controlli il ruolo e la funzione delle Deputazioni provinciali dalla legge comunale del 1865 alla riforma crispina, in Istituzioni e borghesie locali nell'Italia liberale, a cura di M. Bigaran, in “Quaderni della Fondazione Basso”, 1986, pp. 112-126.  
3
Il Consiglio Provinciale era composto da sessanta membri nelle circoscrizioni amministrative che superavano i 600.000 abitanti, da cinquanta nelle province con più di 400.000 abitanti, da quaranta in quelle con oltre 200.000 abitanti e da venti nelle rimanti (art. 155).  
4
R.C. Fried, Il prefetto in Italia, Milano 1967, pp. 113-119.  
5
C. Ghisalberti, Storia costituzionale d'Italia, Bari 1974, pp. 211-212.  
6
Le competenze della Giunta Provinciale Amministrativa sono riassunte dagli articoli 166-173 del Testo Unico del 1889. Cfr. V. G. Pacifici, La provincia nel Regno d'Italia, Roma 1995, pp. 62-66.  
7
Testi Unici approvati con i regi decreti 4 maggio 1898, n. 164; 21 maggio 1908, n. 269 e 4 febbraio 1915, n. 148.  
8
Fried, Il prefetto cit. (a nota 4), pp. 178-180.  
9
Decreto legge 4 aprile 1944, n. 111.  
10
Testo Unico 4 febbraio 1915, n. 148.  
11
Cfr. G.B. Furiozzi, La provincia dell'Umbria dal 1861 al 1870, Perugia 1987, p. 6.  
12
Cfr. Ivi, pp. 36-38.  
13
S. Mariani, Profilo storico della Provincia di Perugia, in Quaderni della Provincia, Il “modello” istituzionale. Storia e attualità. Provincia di Perugia, Quaderno n. 1, 1995, pp. 10-13.  
14
Sulla nascita dell'industria a Terni cfr. F. Bonelli, Lo sviluppo di una grande impresa in Italia. La Terni dal 1884 al 1962, Torino 1975, p. 4; G. Gallo, Tipologia dell'industria ed esperienze d'imprese in una regione agricola, in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. L'Umbria, a cura di R. Covino e G. Gallo, Torino 1989, p. 374; R. Covino, G. Gallo e L. Tittarelli, Industrializzazione e immigrazione: il caso di Terni, 1881-1921, in Società italiana di demografia storica, La popolazione italiana nell'Ottocento, Bologna 1985, pp. 409-430; R. Covino, L'Umbria meridionale dalle partizioni amministrative pontificie alla Provincia di Terni, in Dal decentramento all'autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997, a cura di R. Covino, Terni 1999, p. 51.  
15
L'aggregazione venne sancita dal regio decreto legge del 9 luglio 1896, n. 287. Cfr., a questo proposito, O. Donatelli, La Provincia del Nera, Narni 1926, p. 40.  
16
La Provincia di Terni, in occasione del settantesimo anniversario della sua istituzione, ha pubblicato il volume Dal decentramento all'autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997, a cura di R. Covino. Su questo tema e sul relativo dibattito cfr. anche: M.R. Porcaro, La nascita di una provincia, in “Annali della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Perugia”, vol. XXVIII, a.a. 1990/1991; Idem, Una storia di province: dalla provincia dell'Umbria a quelle di Perugia e Terni, in “Proposte e ricerche”, 30, 1993, pp. 127-146; C. Massoli e R. Natalini. La Provincia di Terni, in Storia illustrata delle città dell'Umbria. Terni, a cura di M. Giorgini, Milano 1994, tomo II, pp. 511-520.  
17
Archivio di Stato di Terni (d'ora in poi AST), Archivio Storico del Comune di Terni II deposito (d'ora in poi ASCT II), b. 1239 “Istituzione della Provincia di Terni”, fasc. 1, Deliberazioni del Consiglio Comunale, n. 227, 18 marzo 1921.  
18
AST, ASCT II, b. 1239 cit. (a nota 17), “Istituzione della Provincia di Terni”, Relazione sulla ripartizione della Regione Umbria in 2 province, s.d., p. 1.  
19
AST, ASCT II, b. 1239 cit. (a nota 17), Breve relazione sull'opportunità del decentramento amministrativo dell'Umbria, luglio 1923.  
20
Giuseppe Mormino, siciliano, nel 1923 ebbe il suo primo incarico di prefetto a Foggia. Dallo stesso anno fu poi titolare di Perugia, Ancona, Padova e Genova fino al 1933, quando fu collocato a disposizione.  
21
Cfr. E. Lodolini, La regione dell'Umbria dall'antichità ai giorni nostri: confini e circoscrizioni, in “Spoletium”, XXI (1979), 24, p. 10.  
22
Archivio di Stato di Perugia (d'ora in poi ASP), Archivio della Prefettura di Perugia (d'ora in poi APP), Ufficio Gabinetto, b. 92, fasc. 8, “Relazione del prefetto dell'Umbria al Ministero dell'Interno, Direzione generale amministrazione civile”, Roma, 19 settembre 1923.  
23
ASP, APP, Ufficio Gabinetto, b. 92, fasc. 6, “Separatismo Orvietano”, 30 maggio 1925.  
24
AST, ASCT II, b. 1239 cit. (a nota 17).  
25
ASP, APP, Ufficio Gabinetto, b. 92, fasc. 1, Relazione del 28 novembre 1925.  
26
Porcaro, Terni: la nascita di una provincia cit. (a nota 16), p. 209.  
27
Romanelli, Centralismo e autonomie cit. (a nota 1), p. 156.  
28
Cfr. a tale proposito Porcaro, Terni: la nascita di una provincia cit. (a nota 16), p. 211; G. Gallo, Grande industria e società a Terni tra Ottocento e Novecento, Foligno 1983, p. 142.  
29
Massoli e Natalini, La Provincia di Terni cit. (a nota 16), pp. 515-516.  
30
Il primo prefetto della Provincia di Terni fu Michele Internicola, che, nominato il 16 dicembre 1926, rimase in carica fino al 16 settembre 1927, quando venne collocato a disposizione.  
31
AST, Archivio Storico della Provincia di Terni (d'ora in poi ASTP), Deliberazioni, reg. 16 “Deliberazioni del commissario straordinario dal 16 agosto 1936”, deliberazione n. 317 del 16 luglio 1936.  
32
Il Comune di Avigliano Umbro è l'unico caso in Umbria di un Comune costituito dopo la creazione dell'ente Regione, e di conseguenza con un “iter” diverso da quello seguito fino a quel momento; si svolse infatti un referendum popolare consultivo, indetto dalla Regione da poco costituita, per dare alle popolazioni la possibilità di decidere.  
33
P. Carucci, Le fonti archivistiche: ordinamento e conservazione, Roma 1983.  
34 La Commissione Straordinaria, riunitasi per la prima volta il 18 gennaio 1927, era composta dai signori: comm. dott. Gustavo Stravino viceprefetto della Provincia di Terni - presidente, Assettati Dr. Stefano, membro, Coppoli sig. Gaetano, Faina conte avv. Claudio, Misciattelli Marchese Girolamo, Paletti comm. dott. Andrea, Salvati cav. Giuseppe.  
35
Il preside s'insediò nell'Amministrazione Provinciale di Terni il 2 maggio 1929 e rimase attivo fino al 1935. Dopo una breve parentesi commissariale, tornò nel 1936 fino al 1943. Primo preside fu il cav. Giovanni Santini.  
36
Il Rettorato, insediatosi il 28 aprile 1929, era composto dal comm. dott. Gustavo Stravino, viceprefetto - commissario straordinario per la Provincia di Terni, dal cav. Giovanni Santini- presidente della Provincia, dai rettori effettivi: cav. Federico Cialfi, cav. dott. Mario Bifani e ing. Turreno Gemma, dai rettori supplenti: Ermete Tazza e Francesco Ragugno.  
37
La prima Deputazione Provinciale fu nominata dal prefetto con proprio decreto del 28 settembre 1944 ed era composta come appresso. Presidente: avv. Tentoni Mario; deputati effettivi: dott. Sargentini Carlo, dott. Palmerini Bruno, dott. Collosi Giuseppe, dott. Del Medico Augusto, ing. Bergui Guido, sig. Valentini Guido; deputati supplenti: dott. Mazzucca Guido, sig. Valentini Guido.  
38
Umbero Gerlo fu nominato prefetto dall'Allied Military Government (AMG) il 17 giugno 1944 e restò in carica, dopo il passaggio della Provincia all'amministrazione italiana (10 maggio 1945) fino al 13 dicembre 1945.  
39
AST, ASPT, b. 255 , “Relazione del presidente sull'attività dell'Amministrazione Provinciale”, sfasc. “Deputazione provinciale”.  
40
Si veda G. Nenci, Proprietari e contadini nell'Umbria mezzadrile, in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. L'Umbria, a cura di R. Covino e G. Gallo, Torino 1989,  pp. 218-225.  
41
R. Covino, Dall'Umbria verde all'Umbria rossa, in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. L'Umbria, a cura di R. Covino e G. Gallo, Torino 1989, p. 586.  
42
L'archivio del conte Cesare Pressio Colonnese è depositato presso l'Archivio di Stato. La documentazione, costituita di registri di natura contabile, illustra le vicende della famiglia dal XVI al XX secolo.  
43
A. Ciuffetti, L'Amministrazione Provinciale di Terni dalla nascita al dopoguerra (1927-1952), in Dal decentramento all'autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997, a cura di R. Covino, Terni 1999, p. 96.  
44
Il 9 gennaio 1917, venne stipulato un compromesso tra la Provincia dell'Umbria, la Società Terni e la Società Italiana per il Carburo di Calcio, per la migliore utilizzazione delle acque del Velino. La Provincia di Terni, fin dalla sua costituzione, si preoccupò di chiedere la rescissione della convenzione in quanto stipulata da altro ente, ma il parere di un eminente giurista napoletano fu negativo in pieno. L'energia riservata alla Provincia, secondo il rogito Tassi (11.000 HP), doveva essere posta a disposizione della Provincia ai morsetti delle centrali a prezzo di costo di energia continua e qualora la Provincia non avesse ritirato tale energia, la Società Terni avrebbe dovuto corrispondere un beneficio annuo pari all'8%. Venne chiesto così alla Società di aggiornare di 24 volte il canone corrisposto, in base all'8% del costo dell'energia non ritirata. L'impresa accettò di aggiornare tale canone, ma desiderava che venissero rimosse le osservazioni di principio all'atto costitutivo del Velino. (AST, ASPT II, b. 35 “Consorzio del Velino”).  
45
La prima Deputazione Provinciale di questa serie era composta dal presidente prof. avv. Piero Tentoni, dai deputati: Bruno Palmerini, dott. Giuseppe Collosi, dott. Augusto Del Medico, ing. Guido Bergui, sig. Guido Valentini e dott. Vito Mazzucca.  
46
La Giunta Provinciale cominciò la sua attività il 10 gennaio 1953 ed era composta dal presidente Rutilio Robusti, dagli assessori effettivi: Guidi Alberto, Catania Alfio, Fiorelli Fabio, Marchino Bruno e dagli assessori supplenti: Ciuchi Luigi e Grassi Giovanni.  
47
Il Consiglio Provinciale, la cui presidenza fu assunta dal geometra Rutilio Robusti, iniziò la sua attività il 30 luglio 1952 ed era composto di 24 consiglieri: Alcini dott. Angelo, Baiocco Stelvio, Breccia prof. dott. Angelo, Canneto dott. Amneris, Catania Alfio, Ciuchi Luigi, Faina cav. dott. Aldo, Felizioli Vincenzo, Ferraro prof. ing. Carlo, Fiorelli Fabio, Fravolini Oronte Corrado, Grassi Giovanni, Guidi avv. Alberto, Manica Nereo, Marchino Bruno, Menichetti Arnaldo, Morelli avv. Eucherio, Moriconi geom. Alfredo, Onofri Azelio, Orsini Pietro, Pacelli Corrado, Petrucci prof. Arcangelo, Robusti geom. Rutilio, Salani Carlo.  
48
Rutilio Robusti, persona conosciutissima non solo a Narni, dove era stato sindaco prima e dopo il fascismo, è un chiaro antifascista e nulla gli viene risparmiato durante il regime: purghe, carcere, confino. Diventa presidente della Provincia per le sue precedenti esperienze nel settore amministrativo e per la sua affidabilità. La sua gestione dell'Amministrazione è rivolta al miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia e alla sua emancipazione (C. Spogli, L'Amministrazione provinciale di Terni da Rutilio Robusti a Fabio Fiorelli (1952-1970), in Dal decentramento all'autonomia. La Provincia di Terni dal 1927 al 1997, a cura di R. Covino, Terni 1999, p. 155).  
49
Fabio Fiorelli, aveva aderito al PSI nel giugno 1944, all'indomani di uno scontro con i tedeschi in ritirata che era costato drammatiche conseguenze alla sua famiglia. Era stato tra i promotori della prima Federazione Giovanile Socialista a Terni, di cui fu subito segretario. Fondatore del settimanale “Avanguardia Socialista”, fu anche collaboratore de “La Turbina”. Egli inventa, fa tutto quello che è in suo potere per rendere protagonista la Provincia nell'ambito locale, regionale e talvolta anche nel confronto col governo nazionale. Prende in considerazione problematiche nuove come il turismo e propone una riflessione ampia sulla crisi, sulla programmazione economica e sulla salute (Ibidem, p. 156).  
50
F. Fiorelli, C'era una volta un socialista scomodo 1944-1970. Intervista di Franco Fogliano, Arrone 1988, p. 369.  
51
AST, ASPT, Copie delle delibere, b. 92, delibera n. 244.  
52
Ivi, b. 85, delibera n. 173.  
53
La categoria Industria-Agricoltura-Commercio è costituita di una sola cartella non contenuta nell'elenco del primo deposito.  
54
 La “Pianta dell'Archivio”, corrispondente al titolario, è stata consegnata all'Archivio di Stato dopo vari anni dal deposito degli atti.  
55
Ivi, b. 289 “Allontanamento dall'ufficio di appartenenti al partito fascista con qualifiche e cariche speciali”.  
56
AST, ASPT II, b. 11 “Feste e Commemorazioni”.  
57
“La Provincia ha attinto largamente da questa imposta aggravando i contribuenti da lire 1.653.168 (aliquota 7% su reddito non rivalutato) del 1945, fino a lire 106.105.187 (aliquota 37,50 su reddito rivalutato 12 volte) del 1950. Ma oltre questo limite non si è potuto andare per non compromettere seriamente l'agricoltura” (AST, ASPT, b. 255, “Relazione sull'attività dell'Amministrazione Provinciale”, sfasc. “Patrimonio e Finanze”).  
58
Ibidem.  
59
Nel 1951 la Deputazione Provinciale di Terni delibera di estendere i benefici di cui alla deliberazione della Provincia di Perugia n. 275 del 4 giugno 1951 ai pensionati della Cassa Provinciale, consistenti nell'aumento del 10% delle pensioni ordinarie, vigenti anteriormente all'1 luglio 1949, e si riserva di addebitare alla Provincia di Perugia la quota di spesa a suo carico sui miglioramenti economici, spettanti ad alcuni pensionati, in proporzione del servizio dai medesimi prestato alle dipendenze dell'ex Provincia dell'Umbria (AST, ASPT II, b. 14 “Ex Provincia dell'Umbria. Pensione al personale iscritto alla ex Cassa Provinciale”).  
60
E. Ottaviani, Gli enti locali e i problemi dell'Istruzione, in L'istruzione tecnico-industriale a Terni dal 1860 ai giorni nostri, catalogo della mostra, Terni 1985, p. 50.  
61
AST, ASPT, Delibere, b. 2, seduta del 19 settembre 1927, n. 284.  
62
AST, ASPT, Contratti, b. 107, fasc. 284, 28 giugno 1935.  
63
AST, ASPT II, b. 21 “Istituzione borse di studio”. Sull'istruzione agraria a Todi cfr. anche Cento anni di istruzione agraria a Todi. Dalla colonia agricola all'Istituto Tecnico Agrario (1864-1964), Città di Castello 1964; F. Bettoni, L'istruzione agraria nell'Umbria: tendenze, obiettivi, istituzioni (1820-1920), in Le conoscenze agrarie e la loro diffusione in Italia nell'Ottocento, a cura di S. Zaninelli, Torino 1990, pp. 359-386; Archivio Centrale dello Stato, L'istruzione agraria (1861-1928), a cura di Anna Pia Bidolli e Simonetta Soldani, Roma 2001, pp. 496-500.  
64
AST, ASPT II, b. 24 “Scuola Speciale Psicopedagogica Terni. Scuola per anormali psichici trasformata poi in Scuola Speciale Psicopedagogica”.  
65
Per uno studio sull'attività assistenziale delle opere pie in Umbria cfr. Cassa di Risparmio di Terni, Inventario degli archivi del Monte di Pietà e delle antiche Confraternite a Terni, a cura di M. Pericoli, Terni 1985; R. Mariani, Le confraternite della diocesi di Terni e la nuova legge sulle opere pie, Terni 1891; R. Gradassi Luzi, L'antico archivio delle opere pie di Terni, in “Bollettino della R. Deputazione di storia patria per l'Umbria”, VIII (1902), n. 3, pp. 519-529; Soprintendenza Archivistica per LUmbria, Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza dell'Umbria. Profili storici e censimento degli archivi, a cura di M. Squadroni, Roma 1990.  
66
I sussidi corrisposti alle madri o agli allevatori nel 1945, oscillavano da un massimo mensile di 75 lire ad un minimo di 15 a seconda dell'età dei minori; nel 1946, 1947, 1948 vennero elevati ad un massimo di 300 lire e ad un minimo di 120. Il premio di riconoscimento dalle 100 lire del 1945 fu elevato a 300 per gli anni 1946, 1947 e 1948 e a 900 per il 1949. Il premio di legittimazione dalle 400 lire del 1945 venne portato a 1.200 negli anni 1946, 1947 e 1948 e a 3.600 nel 1949 e 1950. Per il 1951 tutti i predetti sussidi vennero notevolmente aumentati (AST, ASPT, b. 255, “Relazione sull'attività dell'Amministrazione Provinciale”, sfasc. “Assistenza e Beneficenza”).  
67
Il Comitato Provinciale di protezione antiarea organizzò corsi di preparazione per le squadre di primo intervento, in caso di incursioni aeree nel Palazzo del Governo e compilò un progetto di protezione antincendio dell'ex Palazzo del Governo, sito in piazza Solferino (AST, ASPT, b. 1519 “Protezione antiaerea. Mobilitazione civile”). Sulla progettazione e programmazione dei sistemi difensivi e dello sfollamento nella provincia di Terni cfr. R. Galli, R. Natalini, A. Proietti e L. Salvatori, Sistemi di difesa, bombardamenti e sfollamento in provincia di Terni, in L'Umbria dalla guerra alla resistenza, atti del convegno “Dal conflitto alla libertà” (Perugia, 30 novembre - 1 dicembre 1995), a cura di L. Brunelli e G. Canali,  Foligno 1998.  
68
AST, ASPT, b. 255, “Relazione sull'attività dell'Amministrazione provinciale”, sfasc. “Lavori pubblici e attività dell'Ufficio Tecnico”.  
69
Su Carsulae e i suoi monumenti cfr. D. Cascioli, I tre archi, cenno storico sulla città umbra di “Carsulae”, municipio e colonia romana “ora San Gemini”, Roma 1970; A. Morigi, Carsulae. Topografia e monumenti, Roma 1997; P. Bruschetti, Carsulae, Roma 1995.  
70
L'Amministrazione Provinciale incaricò il dott. Carlo Sargentini di predisporre uno studio esauriente sull'agricoltura della provincia e sulla sua irrigazione, in relazione all'attività dei consorzi di bonifica, allo scopo di individuare le cause e le conseguenze della crisi che travagliava questo importante settore (AST, ASPT II, b. 106 “Difesa dell'economia cittadina”).  
71
AST, ASPT, b. 255 , “Relazione sull'attività dell'Amministrazione Provinciale”, sfasc. “Sanità e Igiene”.  
72
AST, ASPT II, b. 126, “Laboratorio d'Igiene. Attività. Relazioni annuali, 1940-1941”.  
73 AST, ASPT, b. 255, “Relazione sull'attività dell'Amministrazione Provinciale”, sfasc. “Sanità e Igiene”.